Nuovo scontro Trump-Ue su dazi, l’incertezza spaventa l’economia

Nuovo scontro Trump-Ue su dazi, l’incertezza spaventa l’economia

La “guerra dei dazi” tra Unione europea e Stati Uniti, che sembrava chiusa, torna al centro dell’attenzione e questa volta rischia di essere ancora più grave. A rilanciarla è stato Donald Trump che ha annunciato dazi ulteriori del 10% a partire dal primo febbraio per tutti quei Paesi che hanno deciso di inviare piccoli contingenti di soldati in Groenlandia a seguito delle minacce del tycoon. Si tratta, tra gli altri, di Francia, Germania, Paesi Bassi, non l’Italia che però risentirà di riflesso delle conseguenze. I dazi, ha detto Trump, “dal primo giugno 2026 saliranno al 25%” e “saranno dovuti e pagabili fino al momento in cui sarà raggiunto un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia”.

Meloni: Trump sbaglia ma serve dialogo

Giorgia Meloni, dalla Corea, ha definito un “errore” la decisione di Trump, che ha subito sentito. “Non condivido la decisione e gliel’ho detto”, ha chiarito, spiegando però che si è trattato di una “incomprensione” rispetto a un’iniziativa europea – l’invio dei militari – che “non va letta in chiave anti-americana”. Per la premier, ancora una volta in veste di “pontiera”, Trump è “disponibile ad ascoltare” e adesso bisogna “riprendere il dialogo ed evitare un’escalation”.

Le “armi” in mano all’Ue

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha convocato una riunione d’urgenza dei leader Ue a Bruxelles per il 22 gennaio. Sul tavolo ci sarà da discutere la risposta da dare alla Casa Bianca. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto l’utilizzo dello strumento anti-coercizione. Si tratta di un'”arma commerciale” recente (è in vigore dalla fine del 2023) che al momento non è mai stata utilizzata. Vi si può ricorrere quando sono soddisfatte due condizioni cumulative: un paese terzo interferisce nelle legittime scelte sovrane dell’Unione o di uno Stato membro cercando di impedire o di ottenere la cessazione, la modifica o l’adozione di un atto legislativo specifico Ue o nazionale; l’interferenza comporta l’applicazione o la minaccia di applicare misure che incidono sugli scambi o sugli investimenti. In pratica consente all’Ue di attivare misure, anche gravi, per evitare asimmetrie all’interno del mercato unico.

Da valutare anche il possibile stop all’iter di ratifica all’accordo sui dazi che era stato raggiunto da Ue e Usa la scorsa estate. A chiederlo sono stati i leader dei tre principali partiti che compongono la “maggioranza Ursula”: Ppe, S&D e Renew. “Il Ppe è favorevole all’accordo commerciale Ue-Usa, ma, viste le minacce di Donald Trump sulla Groenlandia, l’approvazione non è possibile in questa fase. I dazi dello 0% sui prodotti statunitensi devono essere sospesi”, ha detto il leader dei Popolari Manfred Weber. “Dobbiamo agire subito: sospendere i negoziati sull’accordo commerciale Ue-Usa e attivare lo strumento anti-coercizione”, gli ha fatto eco la capogruppo dei socialisti Iratxe García Pérez.

Mercati in allarme

Comunque vada a finire, un primo (negativo) risultato è stato già raggiunto, ovvero il ritorno dell’incertezza, che ha fatto crollare i mercati. Le borse europee hanno reagito con cali vistosi all’annuncio di Trump e alle possibili conseguenze mentre vola il prezzo dell’oro, il più classico dei beni rifugio. Un indicatore certo del fatto che la mancanza di prospettive chiare va a colpire subito investimenti e attività economiche. Il nuovo scontro Usa-Ue, secondo gli esperti di Equita, “conferma come il tema geopolitico sia destinato a rimanere uno dei principali fattori di rischio per i mercati nel 2026, più per la sua capacità di alimentare volatilità e incertezza che per i suoi effetti economici immediati”.

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