Pac e nuovi regolamenti, come cambia la filiera del grano

Tra nuovi regolamenti e revisione della Politica agricola comune (Pac) le normative europee stanno ridisegnando la filiera del grano duro, settore particolarmente rilevante per l’Italia. 

Le novità dell’Organizzazione comune dei mercati

Le modifiche all’Organizzazione comune dei mercati (Ocm) rientrano nel quadro della Pac e sono state introdotte dall’Ue con l’obiettivo di tutelare il reddito degli agricoltori. Tre le novità principali, innanzitutto l’obbligo di contratti scritti per le consegne tra agricoltori e acquirenti prima della fornitura. Poi i prezzi indicati nei contratti devono seguire indicatori oggettivi per evitare vendite al di sotto dei costi reali. Infine, clausole di revisione obbligatorie per contratti di durata superiore a sei mesi, attivabili per adeguarli ai cambiamenti del mercato. Questo insieme di strumenti dovrebbe fornire agli agricoltori le ‘armi’ per evitare di dover produrre in perdita. 

Le novità della Pac, nel bene e nel male

La revisione della Pac e i regolamenti comunitari collegati esercitano un doppio, e talvolta, contrario impatto sulla filiera cerealicola italiana. Da un lato i vincoli ambientali aumentano i costi e riducono la redditività, dall’altro sono offerte tutele legali e incentivi finanziari senza precedenti per chi sottoscrive contratti di filiera.

Sul primo punto (con conseguenze negative) è previsto un taglio del pagamento di base che riduce sensibilmente i contributi storici nelle aree ad alta vocazione cerealicola, come la Puglia e la Pianura Padana. Inoltre, l’accesso agli ecoschemi (come l’Ecoschema 4 per i sistemi foraggeri e avvicendamento) richiede rotazioni colturali stringenti. Tali vincoli aumentano i costi di gestione in una fase di forte rincaro dei mezzi tecnici e dei fertilizzanti. Infine, l’esclusione del mais dal sostegno accoppiato penalizza la redditività delle aziende maidicole, rendendole dipendenti da mercati volatili.

Per compensare la perdita di redditività, l’Unione Europea e l’Italia hanno deciso di promuovere i contratti di filiera come elemento chiave di stabilità e crescita. Dunque chi sottoscrive contratti di filiera riceve un pagamento accoppiato specifico per il frumento duro, con un importo unitario previsto di circa 173,64 euro per ettaro. In base al recepimento delle direttive sulle pratiche commerciali sleali, come detto, vige il divieto di pagare i prodotti agricoli a un prezzo inferiore rispetto ai costi di produzione ufficiali elaborati da ISMEA. Le nuove norme approvate dal Consiglio europeo vietano inoltre ai compratori commerciali di aggirare le Organizzazioni di Produttori (OP).

Le richieste degli agricoltori

A fronte delle novità, gli agricoltori chiedono al governo ulteriori e precise garanzie. In un incontro del tavolo della filiera del grano duro che si è svolto a luglio al Masaf, la richiesta messa sul tavolo prevede un pacchetto di interventi: un fondo da quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera; maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con l’uso di strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica; una stretta sulle pratiche commerciali sleali; un piano straordinario di investimenti per gli stoccaggi. Tra le altre proposte avanzate, impedire i conflitti di interessi all’interno della Commissione Unica Nazionale del Grano duro, il coinvolgimento delle Regioni con misure straordinarie di sostegno ai cerealicoltori (come si sta facendo in Sicilia), l’avvio del percorso per il riconoscimento della Dop della pasta del Sud Italia, un piano nazionale di invasi e investimenti per l’irrigazione di precisione, come la subirrigazione, e il risparmio idrico, oltre al rafforzamento della ricerca sul miglioramento genetico del grano duro, sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) e sull’innovazione varietale per aumentare rese, qualità e resilienza ai cambiamenti climatici.

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