Il dibattito sulla Politica Agricola Comune (PAC) post-2027 entra nel vivo. Dopo la relazione di iniziativa approvata dal Parlamento europeo a settembre, che ha respinto l’ipotesi della Commissione di accorpare la PAC ai fondi di coesione, emerge con forza la questione di come ripensare il sostegno agli agricoltori europei.
Abbiamo raccolto le considerazioni dell’eurodeputata del Partito Democratico Camilla Laureti (Gruppo S&D), relatrice ombra della relazione, che mette in luce le priorità per il futuro del settore: dalla transizione ecologica al ricambio generazionale, fino alla necessità di preservare un budget adeguato alla PAC.
Superare il finanziamento a ettaro: il sostegno a chi innova e resiste nelle aree interne
Secondo Laureti, il sistema attuale premia le aziende più grandi, rischiando di penalizzare chi opera in condizioni difficili o con pratiche più sostenibili.
«Non è lo stesso coltivare in pianura o in montagna, né avere grandi distese o piccole aziende che sperimentano pratiche agroecologiche» – spiega l’eurodeputata – «Per questo serve un sostegno mirato, che accompagni i giovani, le donne e chi lavora nelle aree interne».
Giovani, donne e reddito agricolo: il cuore della nuova PAC
Uno dei nodi principali è il ricambio generazionale: oggi la maggioranza delle aziende agricole italiane è guidata da over 55, mentre gli under 35 restano pochissimi. A questo si aggiunge un problema di genere, con una scarsa presenza femminile nel settore.
«Quando le donne sono protagoniste – sottolinea Laureti – l’agricoltura mette al centro multifunzionalità, biologico, turismo enogastronomico e innovazione».
Ma il punto cruciale resta il reddito. «Gli agricoltori spendono troppo e guadagnano troppo poco. Senza intervenire su questo, sarà difficile attrarre nuove generazioni».
Difendere il fondo PAC: “Agricoltura non può permettersi tagli”
La Commissione ha confermato per l’Italia circa 31 miliardi di euro nella nuova programmazione, la stessa cifra del settennato precedente. Troppo poco, secondo Laureti, di fronte all’aumento dei costi e alle nuove sfide globali.
«Unire PAC e fondi di coesione significherebbe ridurre le risorse disponibili. L’agricoltura europea – e italiana – non può permetterselo. Serve mantenere la PAC come fondo centrale, che da sempre rappresenta un terzo del bilancio europeo».
Un passaggio cruciale per il futuro della Politica Agricola Comune
Il dibattito sulla Politica Agricola Comune post-2027 è già destinato a ridefinire le priorità agricole in Europa. Dalla sostenibilità al ricambio generazionale, il confronto sarà determinante per capire se la nuova PAC riuscirà a garantire non solo sicurezza alimentare, ma anche reddito e prospettive per gli agricoltori e gli operatori del settore.





