Pac tagliata e unita a coesione, rischi per l’agricoltura e possibilità di rimediare

Il piano della Commissione europea per accorpare la Politica agricola comune (Pac) con i Fondi di coesione sta scontentando un po’ tutti: governi nazionali, associazioni di categoria e anche il Parlamento europeo che a larghissima maggioranza chiede di modificare la misura. Il progetto di creare un fondo unico è contenuto nell’MFF (Multiannual financial framework, il bilancio dell’Unione) per il periodo 2028-2034, che ha appena iniziato il suo iter, che non sarà né breve né scontato. In primo luogo ci dovrà essere un confronto tra gli Stati membri, che alla fine dovranno esprimersi all’unanimità. E’ questo il momento cruciale per la definizione finale del provvedimento. Solo successivamente il Parlamento dovrà approvare il bilancio, con la possibilità di ulteriori modifiche. 

Cosa prevede il bilancio europeo per la Pac

Il progetto di Mff presentato dalla Commissione europea lo scorso 16 luglio ammonta complessivamente a quasi 2 mila miliardi di euro (ovvero l’1,26% del reddito nazionale lordo dell’UE in media tra il 2028 e il 2034). Secondo la commissione dovrebbe dare “maggiore flessibilità” e “capacità di reazione rapida”, con un budget basato su “piani in partnership con i governi nazionali e regionali”. Una delle novità più importanti – e contestate – è appunto l’accorpamento della Pac con i Fondi di coesione. Secondo Bruxelles “le norme di finanziamento per l’agricoltura e le comunità rurali saranno più semplici, anche per quanto riguarda pagamenti, controlli e audit”. Ma il problema principale è che i fondi, complessivamente, si ridurranno. Per la politica agricola in particolare – uno dei primi e più importanti programmi economici dell’Unione – si passerà da circa 386 miliardi a circa 300 miliardi, una riduzione della quota del bilancio comunitario dal 70 al 45%. Un taglio profondo, che non può che allarmare gli agricoltori e i Paesi produttori, tra cui l’Italia. 

A cosa serve oggi la Pac

Il territorio dell’Unione europea è costituito per l’83% da aree rurali, in cui vivono 137 milioni di persone (su un totale di 449,3 milioni). Cifre che, da sole, mostrano il rilievo della Pac, che oggi sostiene circa 9,1 milioni di aziende agricole. Ma i fondi erogati, evidentemente, non sono sufficienti di fronte a sfide come la concorrenza a livello globale e i cambiamenti climatici. Nell’arco di 20 anni, infatti, le imprese agricole si sono ridotte di 5 milioni, rispetto ai 14,4 milioni registrati nel 2004. Un calo drastico che è stato accompagnato da una diminuzione del reddito degli agricoltori del 12% per ettaro. Ciò nonostante, ancora oggi, il settore agroalimentare contribuisce a circa il 7% del PIL dell’Ue, impiegando circa 17 milioni di persone. Al di là del risultato economico – importante – ci sono anche aspetti sociali e ambientali di cui tenere conto: il 93% delle aziende agricole europee è a conduzione familiare, un modello di vita radicato nella natura, nel patrimonio storico, culturale e tradizionale e nella comunità rurale, che ha un impatto positivo sulla società. Un modello che rischia sempre di più di essere in via di estinzione: di fronte alle difficoltà – causate dal mercato o dalle normative – l’agricoltura è sempre meno attrattiva per i giovani: nel 2020 la maggioranza (57,6%) degli agricoltori nell’Ue aveva più di 55 anni, mentre quelli sotto i 35 anni rappresentavano circa il 6%, di cui solo l’1,7% erano donne. Attualmente la Pac agisce su diverse linee di intervento: con sostegno diretto al reddito; incentivi per coltivazioni a bassa remunerazione; contributi per l’innovazione, lo sviluppo e la competitività; fondi per incentivare il ricambio generazionale.   

Il Parlamento europeo chiede modifiche

Dopo che la Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha concluso il primo esame del testo, il Parlamento europeo ha votato e approvato a larga maggioranza (393 voti favorevoli, 145 contrari e 123 astensioni) una risoluzione, che non è però vincolante, in cui chiede una decisa inversione di rotta. Nella risoluzione il Parlamento sostiene “che lo sviluppo rurale va sostenuto indipendentemente dalle politiche di coesione” e che dunque “i finanziamenti della PAC non devono essere integrati con altri settori di finanziamento né inseriti in un quadro finanziario più ampio che può utilizzato dagli Stati membri per scopi diversi dall’agricoltura”.

Il Parlamento chiede anche che “il sostegno diretto al reddito venga erogato a tutti gli agricoltori attivi e professionali sulla base della superficie agricola coltivata” e che “la riduzione degli oneri amministrativi per gli agricoltori deve essere uno dei principi guida della futura PAC”. Per quanto riguarda l’innovazione per arrivare a un’agricoltura maggiormente “green” – che costringe le imprese, spesso piccole e familiari, a investimenti molto onerosi e a volte insostenibili – l’Aula di Strasburgo Chiede un “sistema basato su incentivi per incoraggiare il raggiungimento di obiettivi ambientali e sociali” mentre “i regimi ecologici devono rimanere volontari e accompagnati da remunerazione”. 

“Siamo impegnati – ha dichiarato la relatrice spagnola Carmen Crespo Díaz (Ppe) – per un futuro equo per il settore agricolo europeo. Ciò significa una PAC realmente comune, che rafforzi la filiera alimentare, sostenga comunità rurali e dia potere agli agricoltori attraverso innovazione, ricambio generazionale e condizioni di mercato eque. Non possiamo accettare tagli, né tentativi di nazionalizzare la PAC o di fondere i suoi finanziamenti con altri strumenti UE. Soprattutto, dobbiamo tutelare e garantire i pagamenti diretti agli agricoltori: essi rappresentano il fulcro del loro reddito e lo strumento più efficace per assicurare sicurezza alimentare ed equilibrio territoriale in tutta Europa”. 

Le possibili conseguenze per l’Italia

Difficile dire con esattezza quali potrebbero essere i contraccolpi per l’agricoltura italiana se il provvedimento fosse approvato. Anche perché – e questo è uno dei timori – l’inserimento delle risorse Pac in un fondo più ampio potrebbe rendere difficile stabilire l’effettivo ammontare dei soldi a favore dei coltivatori. Coldiretti ha provato a fare un po’ di conti, elaborando i dati Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Secondo il report le aziende colpite nel nostro Paese sarebbero 770 mila, con effetti “potenzialmente disastrosi”. “Mentre Cina e Stati Uniti investono singolarmente 1.400 miliardi in agricoltura, l’Europa taglia del 20% la Pac, scendendo da 386 a 302 miliardi. È un colpo mortale per un settore che in Italia vale 707 miliardi e dà lavoro a 4 milioni di persone”, denuncia il presidente Ettore Prandini. Anche perché la riduzione di fondi andrebbe a incrementare gli effetti negativi dell’incremento dei dazi. 

Il governo sostiene la stessa linea degli agricoltori: “Troppo spesso – ha detto il ministro Francesco Lollobrigida – da Bruxelles arrivano decisioni lontane anni luce dalla vita reale: dai campi, dalle stalle, dai territori che ogni giorno lottano per resistere, soprattutto nelle aree interne. Quando in gioco ci sono cose importanti come il futuro della nostra agricoltura non servono divisioni ideologiche, ma compattezza. Non serve propaganda, ma concretezza. Serve fare sistema, come Italia. È questo lo spirito che guida l’azione del Governo Meloni: difendere chi lavora la terra, chi alleva, chi pesca. Custodi dei nostri territori e delle nostre comunità, che meritano risposte adeguate e strumenti concreti per continuare a guardare al futuro con fiducia”.

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