Panno del Casentino, ritirati i licenziamenti: si tratta con nuovi investitori

Panno casentino

Si apre una speranza per salvare il panno del Casentino, eccellenza del Made in Italy che rischia di scomparire. Dopo la messa in liquidazione e il licenziamento degli ultimi 13 dipendenti, la Regione Toscana è intervenuta attivando gli ammortizzatori sociali in deroga fino al primo febbraio 2026. I licenziamenti, dunque, sono stati ritirati. I prossimi tre mesi saranno decisivi per trovare una soluzione.

Interlocuzioni e tavoli di confronto
“Questo nuovo scenario, su cui hanno concordato i protagonisti del tavolo – spiega la Regione –, consentirà adesso di avviare una fase di interlocuzioni per verificare la possibilità di interventi da parte di nuovi investitori, consentendo al contempo di mitigare l’impatto occupazionale e sociale della situazione sui lavoratori coinvolti”. Dopo l’annuncio della messa in liquidazione molti imprenditori si erano detti disponibili a investire e adesso saranno avviati incontri bilaterali con soggetti interessati, mentre almeno una volta al mese verrà convocato il tavolo di salvaguardia per monitorare il percorso avviato.

Un patrimonio nato nel Medioevo
Nato nel Medioevo come stoffa grezza e resistente per le coperte dei cavalli, il panno del Casentino fu reso famoso a livello mondiale dal film Colazione da Tiffany, in cui Audrey Hepburn indossa un cappotto arancio a doppio petto e collo alto disegnato appositamente da Hubert de Givenchy. Le radici del panno risalgono al Trecento, quando era conosciuto come “panno grosso” per la sua ruvidezza ed era destinato soprattutto agli animali da soma.

Colori iconici e tecniche uniche
Inizialmente i colori erano grigi e marroni, poi – a fine Ottocento – il tessuto iniziò a essere impiegato per cucire mantelli, giacche e cappotti. Nacquero così le sue tinte iconiche: l’arancio, ottenuto con un colorante mescolato con allume di rocca, e il verde. A dare brillantezza ai colori sarebbe proprio l’acqua della zona, mentre il caratteristico effetto della lana arricciata deriva dalla “ratinatura”, una tecnica quasi unica al mondo.

Declino recente e prospettive di rilancio
Oggetto di vero e proprio culto per decenni, il panno del Casentino è stato poi messo ai margini dalla fast fashion e dalla produzione di massa. Fino al 2022 il fatturato era comunque sufficiente a mantenere attiva la manifattura, ma negli ultimi anni si è registrato un declino rapido, aggravato dalla chiusura del mercato russo, dall’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. Adesso, con il ritiro dei licenziamenti e l’apertura ai potenziali investitori, si tenta di salvare un simbolo della tradizione toscana e del Made in Italy.

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