Percezioni sull’Europa: la ricerca di SocialCom all’Aperitivo Digitale “Tra diffidenza e necessità”, alla presenza di Foti

SocialCom Aperitivo digitale

All’Aperitivo Digitale organizzato ieri da Italiavanti e SocialCom nel CEOforLIFE Clubhouse di Roma, il rapporto tra Italia ed Europa è stato analizzato con grande schiettezza, tra dati, percezioni e nodi politici che alimentano la distanza tra Bruxelles e gli italiani. Al centro del confronto, la nuova ricerca SocialCom curata da Luca Ferlaino e l’intervento del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti.

La ricerca SocialCom: online l’Europa è vista attraverso crisi, guerra e burocrazia

Luca Ferlaino, presidente di SocialCom, ha aperto l’incontro illustrando come, sui social, l’Europa venga spesso associata a conflitti e tensioni. Le conversazioni digitali si concentrano su guerra, dazi, incontri tra capi di Stato, crisi legate ai droni e Consiglio europeo, e su questi temi prevale un sentimento negativo. Questa negatività si esprime in forme diverse: allarme, ironia, rabbia, perplessità. Gli utenti contestano le decisioni prese in Europa, probabilmente anche a causa della narrazione mediatica.

Uno dei passaggi più significativi riguarda i settori percepiti come più vulnerabili. Difesa, riarmo, politica estera, politica fiscale e migrazioni sono i temi con il sentiment più critico. Allo stesso tempo, agroalimentare, automotive e tabacco vengono percepiti come filiere in pericolo, e gli italiani temono che l’Europa possa danneggiare comparti strategici del Made in Italy.

Foti: “All’Europa manca la politica”, e la distanza con i cittadini cresce

Il ministro ha individuato nella perdita di forza politica l’origine della diffidenza dei cittadini. Secondo lui, «ciò che manca all’Europa è la politica». Le istituzioni europee si occupano ogni giorno di «dettagli inutili» e questo produce un distacco crescente: un’attenzione esasperata alla micro-regolazione, ha spiegato, che «allontana il cittadino invece di coinvolgerlo».

Foti ha insistito anche sul linguaggio e sugli “errori comunicativi”: «Il termine riarmo in alcuni Stati come la Polonia è di uso comune e accettato, ma in Europa occidentale non ha lo stesso impatto. Serve un termine come difesa», un concetto che per il ministro dovrebbe comprendere anche la guerra ibrida e la lotta alla disinformazione.

Sul tema automotive, Foti ha ricordato che «sono impegnati 13 milioni di cittadini» e che «dare una data di morte del settore crea ansia e problemi». Ha sottolineato che mentre l’Europa riduce le emissioni, «ci sono Paesi che aumentano del 200 o 300 per cento le loro emissioni», contribuendo a un senso di ingiustizia percepita.

“Tabacco tradizione del settore produttivo italiano”

«Purtroppo vi è una percezione in Europa molto diversa da quella che abbiamo noi relativamente alla filiera del tabacco. Una filiera che secondo noi rappresenta anche una tradizione del settore produttivo italiano”, ha dichiarato il ministro parlando delle difficoltà riscontrate in Europa sul tema. “In Italia abbiamo degli investimenti, soprattutto al Nord, anche di società multinazionali e straniere, che hanno realizzato impianti che vanno sicuramente nella direzione di spostare dal tabacco in senso stretto ad altre forme di fumo e di utilizzo di fumo”.

“Dazi non sono male assoluto”

Riguardo ai dazi, il ministro ha osservato che «sono tra i più bassi» e che l’Unione è «sotto la media». Nonostante ciò, ha notato una forte preoccupazione nei cittadini, ricordando però che «nonostante i dazi la farmaceutica realizza un +35% rispetto allo scorso anno». In alcuni casi, ha aggiunto, i dazi «non sono il male assoluto se diventano difensivi», citando il rischio che il mercato italiano possa essere invaso da prodotti cinesi.

Foti ha poi affrontato il tema della governance istituzionale: «L’Europa in questo momento non esiste politicamente, culturalmente è allo sbando». Per ridurre la distanza con i cittadini sostiene «l’elezione diretta del Presidente della Commissione, come per il Presidente del Consiglio italiano».

Il nodo PNRR: molta opinione, poca lettura

Foti ha osservato come il PNRR sia spesso discusso senza conoscenza approfondita: «L’80% delle persone che ne parlano non l’ha letto». Ha ricordato che l’Italia ha messo sul tavolo «122 miliardi di debito», ha ottenuto sette rate e attende l’ottava, da 12,3 miliardi, «entro la prima settimana di dicembre». Ha evidenziato la mole dei «450 mila codici unici di progetto» e il ruolo decisivo della digitalizzazione, soprattutto perché «in questo ambito eravamo ultimi».


Borselli, Cerasa e Gomez: voci diverse per capire la distanza con l’Europa

Il dialogo è stato moderato da Giancarla Rondinelli, giornalista del Tg1, che ha guidato un confronto tra profili molto diversi: Hoara Borselli, giornalista de Il Giornale; Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio; Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it.

Hoara Borselli ha insistito sulla difficoltà dei cittadini nel sostenere una transizione green percepita come imposta. Per lei, chi possiede un’auto vecchia spesso non può permettersi una vettura elettrica e molte norme europee vengono considerate irragionevoli o scollegate dalla vita quotidiana, come nel caso del vetro dello spumante. Ha sostenuto che l’Europa non possa chiedere all’Italia di «rinunciare al Made in Italy per diventare tutti uguali».

Claudio Cerasa ha riconosciuto gli errori del Green Deal, pur richiamando la resilienza dell’Europa rispetto alle pressioni commerciali esterne. Ha sottolineato che l’Unione, nonostante incoerenze e contraddizioni, sta affrontando sfide decisive, soprattutto sul fronte della difesa e della sicurezza.

Peter Gomez ha insistito invece sulla distanza democratica. Molti cittadini, secondo lui, percepiscono un’Europa «con un governo non deciso dai cittadini» e questo produce sfiducia e disaffezione. Ha richiamato inoltre il nodo demografico, evidenziando come l’Europa soffra un declino che la rende meno competitiva rispetto a Asia e Stati Uniti.

Tra diffidenza e necessità: l’Europa resta un nodo strategico per l’Italia

L’Aperitivo Digitale ha restituito un quadro complesso e articolato: l’Europa è percepita come distante e contraddittoria, spesso burocratica, ma al tempo stesso indispensabile sul piano industriale, geopolitico e produttivo. Il dibattito ha mostrato che il tema non è solo comunicativo, ma profondamente culturale, economico e identitario. L’Europa resta decisiva per il futuro delle filiere italiane e per il posizionamento dell’Italia nel mondo.

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