Valorizzare i prodotti agroalimentari tradizionali (Pat) garantendo loro anche una priorità negli appalti pubblici. E’ questo il senso di un disegno di legge presentata da Anna Maria Fallucchi, senatrice di Fratelli d’Italia.
Cosa sono i prodotti agrolimentari tradizionali
I Pat, censiti dal Ministero per l’Agricoltura e la sovranità alimentare, sono oltre 5.700 eccellenze enogastronomiche con lavorazioni consolidate da almeno 25 anni. Aggiornato annualmente dalle Regioni, l’elenco valorizza la biodiversità locale — tra cui paste fresche, formaggi e vegetali —senza i marchi DOP/IGP. L’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali è stato pubblicato per la prima volta nel 2000, con il decreto ministeriale del 18 luglio 2000. Successivamente, con decreto interministeriale 9 aprile 2008, i prodotti agroalimentari italiani tradizionali sono stati considerati espressione del patrimonio culturale italiano. La regione con il maggior numero di Pat è la Campania, seguita dalla Toscana e dal Lazio. La maggior parte dei Pat rientra nelle categorie “Paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria”, “Prodotti Vegetali allo stato naturale o trasformati” e “Carni e frattaglie – fresche e loro preparazione”. Tra i prodotti censiti ci sono il vino cotto, gli arrosticini, il confetto di Sulmona, le lingue di suocera, il pane con le patate, la Pizza di Pasqua.
Il disegno di legge
Il testo del ddl si ripropone l’obiettivo di valorizzare i Pat “quali espressione dell’identità storica e produttiva dei territori”, di promuoverne “l’impiego, negli esercizi pubblici, di prodotti agroalimentari italiani di qualità”, di “rafforzare la competitività delle filiere nazionali in coerenza con il principio di sovranità alimentare”. Per questo è prevista l’istituzione di un “marchio nazionale volontario ‘Esercizio di qualità – PAT e filiera italiana’” che “è concesso, su base volontaria, agli esercizi pubblici che rispettano i requisiti previsti dalla presente legge e dai decreti attuativi”. Tale marchio “non sostituisce né altera i sistemi di certificazione e tutela previsti dal diritto dell’Unione europea e dalle normative nazionali e regionali vigenti”. Peraltro il ddl prevede che le amministrazioni pubbliche, “nell’ambito delle procedure di affidamento dei servizi di ristorazione collettiva” possano “prevedere criteri di aggiudicazione volti a premiare l’impiego di prodotti PAT e di qualità italiana, nel rispetto della normativa europea e delle disposizioni vigenti in materia di contratti pubblici”.
“I Prodotti Agroalimentari Tradizionali – spiega la senatrice Fallucchi – non sono un semplice elenco amministrativo, ma una vera e propria mappa culturale dell’Italia e un asset strategico per lo sviluppo del Paese. Parlare di PAT significa parlare di identità, di comunità, di territorio. Dentro ogni prodotto ci sono storia, lavoro, famiglie ed economie locali che hanno saputo resistere all’omologazione. La tradizione non è in contrapposizione con il progresso, ma ne rappresenta il fondamento. In un mercato globale sempre più uniforme, l’autenticità e la differenza diventano per l’Italia una leva competitiva decisiva. I PAT svolgono un ruolo culturale, economico e sociale fondamentale: tengono viva la memoria, generano occupazione e turismo di qualità, rafforzano le comunità e contrastano lo spopolamento delle aree interne. È in questa visione che si inserisce l’impegno legislativo volto a rafforzarne la tutela e la valorizzazione, integrandoli pienamente nelle politiche di sviluppo nazionale. Non per cristallizzare la tradizione nel passato, ma per accompagnarla nel futuro, in coerenza con una linea che sostiene l’agricoltura di qualità e il made in Italy autentico, fondato sul lavoro, sulla competenza e sulla storia dei territori. Proteggere le nostre tradizioni significa proteggere il nostro futuro”.





