Nel panorama europeo, le piccole e medie imprese italiane continuano a mostrare una competitività sorprendente. L’ultima analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre evidenzia un dato che fa discutere: le PMI italiane superano quelle tedesche in produttività, sfidando una narrativa consolidata.
PMI italiane: un sistema che regge il Paese
Considerando le attività con meno di 250 dipendenti, il predominio italiano è chiaro. Che si guardi al numero di imprese, all’occupazione, al valore aggiunto o al fatturato, le aziende italiane risultano in testa in tutte le categorie. Un segnale forte: il tessuto delle PMI è la vera infrastruttura economica del Paese.
4,7 milioni di imprese e 14 milioni di addetti
In Italia le PMI sono oltre 4,7 milioni, pari al 99,9% del totale, e danno lavoro a 14,2 milioni di persone, cioè il 76,4% degli occupati complessivi. Una rete produttiva diffusa e decisiva, che genera il 64% del fatturato nazionale.
La “debolezza” numerica delle grandi imprese
La Cgia mette in evidenza un contrasto strutturale. Le aziende sopra i 250 dipendenti sono solo 4.619 (lo 0,1%) e impiegano 4,4 milioni di lavoratori. Una presenza ridotta rispetto ad altri Paesi europei, che spiega il ruolo centrale delle PMI nel modello italiano.
Produttività: sorpasso sull’industria tedesca
Il dato più rilevante riguarda però la produttività. Le PMI italiane superano le tedesche, da sempre considerate una sorta di “campione europeo” del manifatturiero. Un risultato che conferma la qualità del lavoro italiano e la capacità delle imprese di innovare anche in contesti complessi.
Un modello di resilienza e innovazione diffusa
In un’economia globale che cambia velocemente, le PMI italiane restano un punto di forza. Flessibili, radicate nei territori e capaci di generare valore, continuano a sostenere la competitività del Paese e a mantenerlo ai vertici dell’industria europea.





