Quando il business fa bene (davvero): le imprese italiane riscoprono la filantropia

Beneficienza


Non è più solo marketing, né un gesto di facciata. La filantropia entra nel Dna delle aziende italiane e lo fa sul serio: oltre 853 milioni di euro all’anno destinati a comunità e territorio, +22% rispetto al 2022. Lo dice l’ultimo rapporto Dynamo Academy con Sda Bocconi. E non parliamo di spiccioli da bilancio etico — la donazione media supera i cinque milioni di euro. Insomma, quando si dice che “fare bene conviene”, stavolta non è solo uno slogan.

Dal gesto buono alla strategia intelligente
Un tempo la chiamavano beneficenza, oggi si parla di investimento sociale. Perché? Perché le imprese hanno capito che creare valore per gli altri fa crescere anche se stesse. «Almeno un’azienda su due considera la filantropia parte della propria strategia ESG», racconta Serena Porcari, presidente e CEO di Dynamo Academy. In altre parole: meno selfie con l’assegno gigante, più progetti concreti e duraturi.

Soldi ben spesi (e con effetto domino)
La mappa degli investimenti racconta molto del Paese: assistenza sociale in cima alla lista (70%), seguita da cultura e tempo libero (68%). Ma attenzione: cresce anche la cura “interna”, quella verso i dipendenti. Sempre più aziende finanziano programmi di welfare aziendale, inclusione e formazione. Un doppio colpo vincente: migliora il clima interno e cresce la reputazione esterna.

Il Made in Italy con l’anima
La nuova filantropia d’impresa ha qualcosa di molto italiano: è concreta, radicata nel territorio e – diciamolo – anche un po’ orgogliosa. Non è beneficenza alla vecchia maniera, ma un modo di restituire al Paese ciò che le imprese hanno costruito. Una forma di “capitalismo gentile” che guarda lontano, puntando su sostenibilità, ricerca e cultura.

Una buona notizia (finalmente)
In tempi in cui si parla solo di crisi, licenziamenti e tagli, sapere che le imprese italiane tornano a investire nel bene comune è quasi rivoluzionario. Il profitto, insomma, può avere un volto umano. E quando le aziende decidono di metterci il cuore, a beneficiarne non sono solo i bilanci — ma l’Italia intera.

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