Realtà aumentata e archeologia: così l’AI ricompone la nostra storia

Pompei

Immaginare di camminare tra le strade di Roma antica o di navigare nella Venezia del Rinascimento grazie a un visore o a una proiezione immersiva non è più fantascienza. L’intelligenza artificiale, con la sua capacità di analizzare e ricomporre miliardi di frammenti digitali, sta diventando uno strumento decisivo anche per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico italiano.

A Venezia, nell’ambito dell’evento “Disclaimer”, organizzato in collaborazione con Corriere della Sera e l’Università Ca’ Foscari, esperti e innovatori hanno presentato i nuovi progetti che uniscono tecnologia e memoria storica: una rivoluzione silenziosa che consente di vedere la storia come non era mai stato possibile prima.

RePAIR, il progetto che ricostruisce Pompei

Tra le iniziative protagoniste, il progetto RePAIR (Reconstructing the Past: Artificial Intelligence and Robotics), già operativo nell’area archeologica di Pompei. Si tratta di un sistema avanzato che utilizza visione artificiale, robotica e machine learning per ricomporre i frammenti delle opere distrutte dall’eruzione del Vesuvio. L’obiettivo è restituire un volto integro a reperti e affreschi rimasti per secoli incompleti, consentendo agli archeologi di ricostruire digitalmente oggetti e decorazioni con un livello di precisione mai raggiunto prima. Un’operazione che non sostituisce l’uomo, ma lo assiste, velocizzando il lavoro e riducendo i margini d’errore.

I gemelli digitali di San Pietro e Venezia

Ma l’AI non si ferma a Pompei. A Roma è stato sviluppato il gemello digitale della Basilica di San Pietro, un modello tridimensionale che consente di esplorare la struttura con un dettaglio millimetrico, rendendo possibile monitorare l’edificio, prevenirne i danni e pianificare interventi di restauro mirati. A Venezia, invece, un team di linguisti computazionali e informatici sta sperimentando nuovi sistemi per la ricostruzione linguistica e culturale dei testi antichi, in grado di analizzare documenti e cronache per restituire la voce autentica della città dei Dogi.

Tra i protagonisti della ricerca c’è Giuseppe Petrucci, AI Italy Computing Leader di IBM Italia, che ha sottolineato come la sinergia tra università e imprese rappresenti la chiave per coniugare innovazione e valorizzazione culturale. Anche realtà italiane come Mind di Milano, Indra Italia e Reply partecipano a progetti di digitalizzazione del patrimonio, portando competenze e visioni concrete per rendere l’intelligenza artificiale uno strumento etico e sostenibile.

Tecnologia e cultura: l’alleanza per il futuro

Il fil rouge che unisce queste esperienze è l’idea che il digitale non debba sostituire la storia, ma aiutarla a sopravvivere. Ogni algoritmo, ogni modello 3D, ogni piattaforma di realtà aumentata diventa così un ponte tra passato e futuro, capace di restituire vita a luoghi che il tempo aveva cancellato.

Nelle parole degli esperti riuniti a Venezia emerge una convinzione comune: l’AI può diventare una nuova forma di archeologia, capace di tradurre in dati e immagini ciò che la memoria umana non riesce più a trattenere. E se la storia si scrive guardando al futuro, è proprio grazie a questi progetti che l’Italia – con la sua ineguagliabile eredità artistica e culturale – può continuare a essere la culla della bellezza anche nell’era digitale.

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