L’Italia del riciclo continua a crescere e, ancora una volta, a distinguersi in Europa per efficienza, innovazione industriale e capacità di trasformare gli scarti in valore. I nuovi dati presentati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile fotografano un Paese che macina risultati da modello europeo: più materiali recuperati, più filiere attive e una vera economia circolare che funziona, trainata dalle imprese del Made in Italy. Ma il quadro non è privo di ombre: sulla plastica, infatti, avanzano i player asiatici, con la Cina che accelera su tecnologia e capacità impiantistica.
Italia prima in Europa per riciclo dei rifiuti da imballaggio
Nell’ultimo anno il nostro Paese ha superato gli obiettivi europei sul recupero degli imballaggi, portandosi al 71,6% complessivo, ben al di sopra della media UE. L’alluminio vola oltre il 70%, la carta supera l’86% e perfino il vetro, settore già maturo, continua a crescere. È un risultato costruito da una filiera industriale che non solo ha investito, ma che ha trasformato il riciclo in un asset competitivo nazionale.
La sfida dei materiali e il nodo della plastica
La plastica, però, resta il fronte più complesso. Mentre in Italia cresce la capacità industriale, l’ingresso sempre più massiccio di operatori cinesi nel mercato del riciclo europeo inizia a farsi sentire: prezzi più bassi, tecnologie aggressive, approvvigionamento costante di materiali trattati. Una competizione che richiede un salto di qualità ulteriore, soprattutto sugli impianti e sulla ricerca.
Meno dipendenza dall’estero, più filiere nazionali
Edo Ronchi, presidente della Fondazione, indica la direzione: ridurre la dipendenza dall’estero per il recupero dei materiali e consolidare le filiere italiane. L’industria del riciclo Made in Italy oggi supera l’80% di utilizzo di materia prima seconda, rafforzando una sovranità industriale che diventa cruciale in un contesto globale instabile. Dalla carta agli inerti, dai metalli al vetro, la traiettoria è chiara: aumentare la capacità di recupero interno e valorizzare ciò che il territorio produce.
Innovazione, investimenti e competitività internazionale
L’economia circolare nazionale continua a generare valore anche grazie all’innovazione tecnologica. L’Italia resta tra i Paesi più avanzati per utilizzo “circolare” dei materiali, seconda solo alla Germania nei volumi industriali. Ma servono nuovi impianti, procedure autorizzative meno lente e una strategia che guardi a un mercato globale in cui non basta più essere virtuosi: occorre essere competitivi.
Il valore del made in Italy sostenibile
Il riciclo resta uno dei settori più rappresentativi dell’eccellenza italiana: un comparto capace di coniugare industria, territorio e sostenibilità, creando crescita economica e riducendo l’impatto ambientale. La sfida dei prossimi anni sarà difendere e rafforzare questo primato, puntando su qualità, tracciabilità e innovazione. Perché il riciclo, in Italia, non è solo un obbligo normativo: è un pezzo sempre più centrale del made in Italy che guarda al futuro.





