Milano Unica come termometro del settore
Il tessile italiano prova a lasciarsi alle spalle la fase più dura e guarda al 2026 come a un possibile anno di ripartenza. I segnali arrivano da Milano Unica, che inaugura la sua 42ª edizione a Fiera Milano Rho in un contesto ancora complesso, ma con numeri e clima che raccontano un settore meno sulla difensiva rispetto al recente passato. L’anticipo della fiera, legato alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, non ha frenato la partecipazione: 730 espositori complessivi e una superficie espositiva in crescita confermano la centralità dell’appuntamento per l’industria tessile europea.
La ripartenza passa dal valore, non dal prezzo
Il messaggio che emerge dai padiglioni è netto. La ripresa non sarà automatica né trainata solo dalla congiuntura internazionale, ma passerà dalla capacità delle imprese di valorizzare ciò che distingue il Made in Italy: qualità manifatturiera, filiera strutturata, ricerca sui materiali e un patrimonio industriale che resta un unicum a livello globale. Non a caso cresce in modo significativo la presenza di aziende tessili europee, a conferma che l’alto di gamma continua a rappresentare uno spazio competitivo per chi punta sul valore e non sulla compressione dei costi.
I numeri raccontano una crisi che rallenta
Il quadro economico resta delicato, ma meno cupo rispetto al recente passato. I dati elaborati dall’ufficio studi di Confindustria Moda, sulla base delle rilevazioni ISTAT, mostrano un comparto che nel 2025 rimane in sofferenza, ma con un netto rallentamento della fase negativa. Il fatturato della tessitura italiana è stimato poco sotto i 7 miliardi di euro, con una flessione contenuta rispetto al 2024, mentre il calo dell’export si riduce drasticamente. Un segnale rilevante perché indica una possibile stabilizzazione dopo un biennio particolarmente difficile.
Il terzo trimestre come punto di svolta
A rafforzare una lettura più fiduciosa è l’andamento del terzo trimestre del 2025, che ha registrato una crescita diffusa in diversi comparti, in particolare nel cotoniero e nel liniero. Indicatori che non autorizzano entusiasmi prematuri, ma che consentono di parlare di un cambio di passo, interpretato da molte imprese come l’avvio di un ciclo più favorevole nel 2026.
Export, nuovi equilibri e mercati che cambiano
Sul fronte dei mercati esteri il quadro resta articolato. Cina e Hong Kong continuano a rappresentare un riferimento importante per l’export tessile italiano, ma con flessioni che riflettono il rallentamento dell’area asiatica. Tengono invece i mercati europei storici e crescono Stati Uniti e Regno Unito, mentre alcuni Paesi del bacino mediterraneo mostrano dinamiche particolarmente positive. Da segnalare anche il progressivo riequilibrio tra esportazioni e importazioni, che riduce il surplus commerciale del comparto e riporta al centro il tema della competitività strutturale delle filiere produttive europee.
Perché il 2026 può essere davvero l’anno giusto
In questo scenario, Milano Unica non si limita a fotografare lo stato dell’arte, ma indica una direzione. La ripresa del tessile italiano non potrà fondarsi su una rincorsa al prezzo più basso, ma su una strategia industriale capace di tenere insieme identità, innovazione e presidio dei mercati internazionali con prodotti ad alto valore aggiunto. È su questo terreno che il 2026 può diventare davvero l’anno giusto: non quello di una crescita effimera, ma di un consolidamento che rimetta il tessile italiano al centro della manifattura europea.





