Se i falsi incassano più del Made in Italy (ma il contrasto funziona)

La contraffazione e l’Italian sounding ogni anno generano più guadagni dello stesso Made in Italy, nonostante la lotta quotidiana a questi fenomeni e il rafforzamento delle “armi” a disposizione delle forze dell’ordine. Il tema è al centro della Settimana anti-contraffazione, voluta dal governo, che da lunedì 20 ottobre mette in campo una serie di iniziative di informazione e sensibilizzazione.

I numeri del fenomeno

E’ difficile quantificare le dimensioni e i danni provocati dalla contraffazione e dall’Italian sounding, ovvero la pratica di produrre e commercializzare prodotti che richiamano l’Italia pur provenendo da altri Paesi. Le stime parlando di alcune decine di miliardi. Solo per i prodotti agroalimentari, secondo Assocamerestero il volume di affari dell’Italian sounding è di cento miliardi di euro a livello globale, pari al triplo del fatturato dell’export italiano del settore alimentare. I prodotti più “imitati” sono piatti pronti e surgelati, conserve e condimenti, latticini e pasta. Un caso famoso è, per esempio, quello del formaggio “Parmesan”.

I risultati della legge Made in Italy

Il primo gennaio 2024 è entrata in vigore la legge 206/2023, cosiddetta “Made in Italy”. Il testo prevede interventi di sostegno e promozione del marchio italiano, ma anche nuovi strumenti per contrastare i falsi. E i risultati sono più che positivi, come dimostrato dal “Rapporto sulle attività svolte per la lotta alla contraffazione dalle Amministrazioni competenti” presentato proprio in apertura della settimana. A un anno e mezzo dall’entrata in vigore, sono quasi 6.000 i casi concreti di applicazione delle nuove disposizioni, di cui la maggior parte ha riguardato l’applicazione di sanzioni maggiorate all’acquirente per prodotti non originali e circa 250 casi di distruzione di merci contraffatte sequestrate. Dal primo luglio 2024 al 30 giugno 2025, sono state oltre 18.000 le operazioni di sequestro effettuate, con il blocco di più di 580 milioni di articoli contraffatti appartenenti ai settori del tessile, dell’agroalimentare, dei tabacchi, dell’elettronica, della sanità e delle opere d’arte. In particolare, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sequestrato oltre 4,4 milioni di articoli, tra cui giocattoli, abbigliamento e accessori, prodotti alimentari e bevande e accessori personali; la Guardia di Finanza più di mezzo miliardo di prodotti tra cui accessori per tabacco, etichette e materiale per confezionamento e oggettistica religiosa. Inoltre, quasi 500.000 articoli sono stati bloccati dal Ministero dell’Interno, e quasi 1 milione nel comparto alimentare. La merce contraffatta è arrivata prevalentemente dalla Turchia (16,1%), dalla Cina (14%), dal Marocco (13%), dall’Egitto (12,6%) e altri Paesi (44,7%). Inoltre 252 siti web sono stati oscurati per fenomeni illeciti di commercio, oltre 6.000 persone denunciate all’Autorità Giudiziaria e 57 soggetti arrestati. La Linea diretta anticontraffazione (LAC) del Mimit, infine, nel corso del 2024 e nel primo semestre del 2025 ha raccolto oltre 1.000 segnalazioni di possibili violazioni dei diritti di Proprietà Industriale e più del 90% di tali segnalazioni ha riguardato il mercato online.

Rinnovato il comitato per la lotta ai falsi

In occasione della Settimana, è stato anche rinnovato il Consiglio Nazionale per la Lotta alla Contraffazione e all’Italian Sounding , un Comitato interministeriale composto da amministrazioni nazionali, Forze dell’Ordine e associazioni di imprese e consumatori. L’organismo, presieduto dal vice ministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, ha tra i suoi compiti la definizione delle linee strategiche della politica nazionale anticontraffazione nel biennio 2025-2027.

“La contraffazione – ha detto Valentini – non è soltanto un reato: è una ferita alla nostra economia, alla nostra sicurezza, alla nostra reputazione. È un furto di fiducia, un inganno che indebolisce il tessuto stesso del Made in Italy.

“Quello contro la contraffazione è un lavoro di squadra che tiene in piedi l’argine civile contro un fenomeno che mina la concorrenza, alimenta il lavoro nero, mette a rischio la salute dei cittadini e sottrae risorse alla collettività”, ha aggiunto, sottolineando che al controllo e alla repressione deve essere affiancata una “battaglia culturale” perché “la legalità non è un vincolo burocratico: la legalità è il motore della competitività. Dove c’è trasparenza e certezza delle regole, le imprese possono investire, innovare, crescere. Dove regna la contraffazione, invece, prevale la sfiducia e si azzera il valore della competenza: la mediocrità prende il sopravvento sulla qualità”.

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