Sempre più digitali, sempre più green. La transizione tecnologica e ambientale sta ridefinendo i sistemi economici e produttivi in tutto il mondo ed è fondamentale in particolare per il tessuto produttivo italiano, costituito da circa 760.000 piccole e medie imprese (il 75% del totale). Se a queste aggiungiamo le microimprese (fino a 9 addetti) il numero totale supera i 4,3 milioni, cioè oltre il 99%. Queste piccole aziende, spina dorsale del Made in Italy, come possono continuare a essere competitive su un mercato globale sempre più complesso?
L’economia di processo: la centralità dei dati
Quello che stiamo vivendo è il terzo ciclo economico dalla Seconda guerra mondiale: il primo ha finanziato la ricostruzione, il secondo – dopo la caduta del muro di Berlino – è stato l’effetto e allo stesso tempo il propulsore della globalizzazione, caratterizzata da un approccio just in time e dalla delocalizzazione produttiva, il terzo è tutto ancora da costruire ma ha al suo centro la gestione dei dati. L’incertezza delle catene di approvvigionamento e del valore fa sì che il controllo della produzione in ogni sua fase sia diventato centrale e per farlo occorre avere a disposizione e gestire i dati. Dalle materie prime fino al prodotto finale, tutto l’iter deve essere tracciato, a maggior ragione per l’Italia che fa della qualità il suo marchio distintivo. Oggi però, di fronte a una clientela sempre più informata e orientata alla sostenibilità, non è più sufficiente il marchio di italianità: serve una reale certificazione del processo produttivo. Altro motivo per spingere sull’innovazione è la struttura in filiera e cluster del manifatturiero italiano: è grazie al modello dei distretti che le Pmi italiane riescono a mantenere la flessibilità che le caratterizza e al contempo la necessaria massa critica per competere. Ma per lavorare insieme occorre essere connessi e allineati.
La transizione energetica
L’altra trasformazione necessaria è quella energetica. La crisi di Hormuz ha dimostrato una volta di più quanto sia fragile in sistema energetico italiano. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, che aveva costretto a una rapida revisione delle fonti di approvvigionamento di gas e petrolio, l’attacco Usa all’Iran ha destabilizzato nuovamente il quadro, innescando un rialzo dei costi e un’incertezza che con ogni probabilità non saranno transitori ma strutturali. Il governo ha intrapreso la strada del ritorno al nucleare, che comunque necessiterà di almeno un decennio prima di arrivare a un consistente livello di produzione. Nel frattempo le chiavi sono due, anche per le imprese. Innanzitutto le rinnovabili per l’autoproduzione di energia. E poi l’ottimizzazione energetica di ogni aspetto della produzione, per ridurre il più possibile i costi. E questo si fa non solo tagliando eventuali sprechi ma soprattutto ripensando in profondità l’organizzazione.
Il piano Transizione 5.0
In questo quadro si inserisce il programma Transizione 5.0. Dopo Industria 4.0, che concentrava le risorse sui beni strumentali, il piano del governo ha proprio l’obiettivo di incentivare la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e sostenere la transizione energetica. Il beneficio è riconosciuto per l’acquisto di beni strumentali nuovi che rientrano in due macrocategorie: beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi; impianti e beni finalizzati all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili (eolico, solare, geotermico, idraulico, biomasse, ecc.). La misura si applica agli investimenti completati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
A partire dal 12 giugno scorso è operativa sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) la piattaforma per la prenotazione delle agevolazioni. La misura è destinata a tutte le imprese residenti in Italia e alle stabili organizzazioni di soggetti esteri operanti nel territorio nazionale, a prescindere dalla natura giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal settore di attività o dalle modalità di determinazione del reddito.





