Stop alla “carne” sintetica e sostegno ad agricoltori, ok a riforma Ue

Solo la carne di origine animale si potrà chiamare “carne”. Sembra una banalità ma è in realtà una decisione fondamentale presa il 16 giugno dal Parlamento europeo, che ha accolto a larga maggioranza la richiesta di diversi Paesi, in prima linea l’Italia. La novità è inserita in un regolamento approvato con 560 voti favorevoli dall’Europarlamento che è una riforma strutturale dell’allevamento e della filiera lattiero casearia per proteggere il reddito degli operatori e incrementare la trasparenza nei confronti dei consumatori.

Solo la carne è carne

Tra le novità più significative figura il divieto di utilizzare denominazioni come “carne”, “bistecca” o altri termini tradizionalmente associati ai prodotti zootecnici per gli alimenti ottenuti da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali, piante, microrganismi, funghi o alghe. E’ in sostanza la cosiddetta “carne sintetica”. L’intesa prevede inoltre una lista di denominazioni riservate che non potranno essere utilizzate nemmeno per alcuni prodotti alternativi di origine vegetale, evitando il rischio di pratiche commerciali fuorvianti. Tra i termini tutelati figurano, a titolo di esempio, “filetto”, “costata”, “fiorentina” e “bacon”, tradizionalmente associati ai prodotti della zootecnia. Norme che garantiscono “una maggiore trasparenza per i consumatori e a nuove garanzie per il reddito degli agricoltori”, affermano Coldiretti e Filiera Italia esprimendo “soddisfazione”.

“Siamo stati i primi al mondo – ricorda il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – a vietare la produzione e il commercio della carne sintetica. Ci hanno accusato di oscurantismo, convinti che dall’Europa sarebbe arrivata una sonora bocciatura. Oggi, invece, dopo il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea e il Commissario per la Salute, anche il Parlamento europeo segue la linea italiana tracciata dal Governo Meloni. Avevamo ragione noi. Andiamo avanti su questa strada: a difesa delle nostre produzioni, della qualità italiana e del legame millenario tra uomo, terra e cibo”.

Contratti e redditi equi per i produttori

L’elemento fondamentale della riforma è però la garanzia del reddito degli agricoltori e allevatori. Il regolamento prevede quindi contratti scritti obbligatori lungo le filiere agroalimentari e il riconoscimento dei costi di produzione come elemento da considerare nella determinazione dei prezzi. Una misura che punta a contrastare le pratiche commerciali sleali e a rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori, favorendo una distribuzione più equa del valore lungo la catena alimentare.

In quest’ottica rientra anche il potenziamento delle Organizzazioni di produttori (OP), che avranno il diritto legale di negoziare con i grandi acquirenti e la distribuzione, che non potranno contattare direttamente (pena sanzioni) i singoli agricoltori per imporre condizioni meno vantaggiose. Viene anche istituito un sistema obbligatorio di mediazione, per tutelare il reddito nelle controversie legali con la grande distribuzione.

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