È battaglia a Bruxelles per difendere i fondi europei destinati all’agricoltura e alla coesione. Il dossier è quello del Multiannual Financial Framework (MFF) o Quadro Finanziario Pluriennale, in sostanza il bilancio dell’Unione europea. Il documento presentato dalla Commissione è ora all’esame degli Stati membri: il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa vorrebbe chiudere la partita nella seduta di dicembre. Per questo ha appena compiuto un tour nelle capitali, per capire il “sentiment” dei leader, minacciando anche di portare avanti i lavori a oltranza, anche il giorno di Natale se necessario. Ma le distanze da colmare sono molto ampie.
Cosa prevede la bozza di bilancio
La Commissione europea ha presentato nel luglio 2025 la proposta per il nuovo MFF 2028-2034 da quasi 2.000 miliardi di euro. La bozza prevede una forte focalizzazione su competitività, sicurezza e difesa, decarbonizzazione, sostenibilità. Nell’ottica di una semplificazione, i programmi verrebbero ridotti da 52 a 16 con regole armonizzate per una maggiore efficacia. Prevista anche l’introduzione di strumenti finanziari più reattivi per fronteggiare emergenze e cambiamenti imprevisti e nuove risorse proprie: inclusione di meccanismi legati all’ETS, al CBAM, a prelievi sui rifiuti elettronici e a una nuova imposizione societaria (CORE). La presidenza cipriota terminata a giugno ha presentato una “nego box”, ovvero un’ipotesi di mediazione che è stata però respinta un po’ da tutti i Paesi, per motivi diversi. Adesso si attende una nuova nego box, a opera della Presidenza irlandese.
Gli schieramenti in campo
Nella partita ci sono due schieramenti principali. Da un lato i cosiddetti “frugali”, i Paesi del Nord Europa guidati da Germania e Olanda, che coprono circa il 40% del budget comunitario. Per loro la proposta è eccessiva e chiedono dunque un taglio di alcune centinaia di milioni di euro, su praticamente tutti i capitoli di spesa. A livello qualitativo, i frugali vogliono ridimensionare i fondi destinati alla Politica Agricola Comune (PAC) e alla Politica di Coesione, concentrando invece le risorse limitate su settori come la difesa, la sicurezza e la competitività. Netto, poi, il no agli Eurobond: il gruppo si oppone fermamente al ricorso a un nuovo debito comune per finanziare il bilancio.
Dall’altro lato ci sono i cosiddetti “Amici della coesione”, guidati dall’Italia e di cui fanno parte – tra gli altri – anche Grecia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Polonia. Per loro il problema non riguarda il valore complessivo del bilancio, ma la distribuzione delle risorse. Lo ha ribadito, a Bruxelles, il 22 settembre il ministro per le Politiche europee Tommaso Foti: “Il bilancio europeo – ha spiegato – è chiamato a rispondere in maniera sempre più frequente a shock che richiedono una risposta comune. La proposta della Commissione cerca dunque di adattare il quadro finanziario al nuovo contesto. Ma attenzione: questo processo non avviene aumentando la dotazione del bilancio bensì andando ad intaccare le politiche che per decenni hanno rappresentato la base dell’azione europea. È così che la proposta del luglio 2025 prevede un aumento delle risorse per la competitività del 132%, per l’azione esterna del 56% e per l’amministrazione del 21%, mentre riduce le politiche tradizionali dell’1,6%. È così che il peso delle politiche tradizionali nel prossimo bilancio passa dal 60% al 40%. Si tratta di una scelta sbagliata. Le politiche tradizionali, a partire dalla PAC e dalla Coesione, rappresentano un pilastro imprescindibile dell’Unione europea e svolgono funzioni ben precise, che non si possono ignorare. Un progetto europeo che non investa sulla coesione dei territori e sulla sicurezza alimentare del nostro continente è destinato inevitabilmente al fallimento”. L’Italia e gli “Amici” non dicono no alle nuove priorità, ma chiedono che gli investimenti in questi settori siano finanziate con nuove risorse e non a scapito delle politiche tradizionali.
Pac e coesione, un “tesoro” per l’Italia
L’Italia è da sempre un contributore netto dell’Ue, ovvero versa più di quanto riceve. Con il Pnrr l’ingente afflusso di risorse comunitarie ha temporaneamente trasformato il nostro Paese in percettore netto (ad esempio nel 2021 ha ricevuto oltre 26 miliardi a fronte di circa 18 miliardi versati) ma con la fine del Piano tornerà alla situazione precedente.
Per l’Italia, i fondi della Politica Agricola Comune (PAC) e della Politica di Coesione valgono decine di miliardi di euro. Nel ciclo di bilancio europeo 2021-2027 la PAC ha garantito oltre 7 miliardi di euro all’anno. Per quanto riguarda la coesione, nello stesso periodo all’Italia sono stati assegnati circa 43-83 miliardi di euro di risorse europee (che salgono a oltre 150 miliardi se si considerano anche il cofinanziamento nazionale e i fondi complementari di sviluppo e coesione). Risorse ingenti dunque, che sostengono non solo comparti strategici (l’agroalimentare, in tutta la filiera) ma hanno anche un impatto sociale rilevante. Per questo il governo non intende cedere.





