Sugar tax in arrivo: leva fiscale efficace o misura “controproducente?

Una tassa di 10 euro per ettolitro sulle bevande zuccherate pronte e di 0,25 euro per chilogrammo su quelle da diluire. È questa la sugar tax che l’Italia ha deciso di introdurre a partire dal prossimo luglio. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre il consumo di zuccheri e promuovere stili di vita più sani, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ma una domanda resta aperta: servirà?

Non diamocela a bere…

A livello europeo, il trend è già tracciato. Tra il 2015 e il 2019, le aziende del settore soft drink hanno ridotto volontariamente del 14,6% gli zuccheri aggiunti nei propri prodotti. In Italia, il consumo pro capite di bevande analcoliche zuccherate è di circa 50 litri all’anno, ben al di sotto della media UE di 95 litri. Inoltre, secondo dati del Ministero della Salute, già nel 2018 si registrava una riduzione del 20% dello zucchero immesso sul mercato tramite soft drink — tutto questo in assenza di imposizioni fiscali.

Alla luce di questi dati, la sugar tax ha effettivamente senso?

Tra gettito e prevenzione

Il gettito previsto dalla misura si aggira attorno ai 600 milioni di euro l’anno. Una cifra non trascurabile, ma nemmeno risolutiva nel quadro di una legge di bilancio da oltre 30 miliardi. Resta il tema centrale: quanto una tassa di questo tipo influenzerà realmente le abitudini alimentari della popolazione?

C’è chi teme effetti collaterali: la sostituzione delle bevande colpite con alternative più economiche ma non necessariamente più salutari, o l’impatto su un comparto produttivo che in Italia ha già avviato un processo di riformulazione responsabile.

È difficile, oggi, stabilire con certezza se la sugar tax italiana rappresenterà una svolta nella lotta contro l’obesità e le malattie legate al consumo eccessivo di zuccheri. Quello che è certo è che la questione va oltre la semplice leva fiscale: chiama in causa il ruolo dell’educazione alimentare, delle scelte produttive e dell’equilibrio tra libertà individuale e intervento pubblico.

Forse, la vera posta in gioco non è solo cosa beviamo, ma il modo in cui è una legge che ci impedisce di consumare, liberamente e responsabilmente, un prodotto, alimentando sì, il sovrappeso, ma della pressione fiscale.

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