La tassa sulle imprese spaventa il Made in Italy, 3500 aziende interessate

La proposta nel nuovo bilancio Ue, per sistema Italia colpo da due miliardi

Non c’è solo la Pac a preoccupare le imprese italiane: nelle pieghe di bilancio 2028-2034 messo a punto dall’Ue c’è anche la tassa per le aziende che fatturano oltre 100 milioni di euro che rischia di avere pesanti conseguenze sull’economia. 

La proposta contenuta nel Multiannual Financial Framework (MFF) è stata pensata per reperire nuove risorse per supportare gli investimenti e secondo la Commissione dovrebbe consentire una raccolta vicino ai 7 miliardi di euro.  Insieme alle altre 4 nuove tasse (sul tabacco, sul carbonio dai meccanismi Ets e Cbam, sui rifiuti elettronici) il ricavo complessivo sarebbe di 44 miliardi di euro annui, ovvero 308 miliardi di euro nel periodo di vigore del bilancio.

COLPITE 3.500 AZIENDE PER QUASI 2 MILIARDI DI EURO

Una “stangata” per le imprese italiane, che già devono fare i conti con i dazi. Secondo il calcolo di Unimpresa, a essere colpite sarebbero quasi 3.500 società, per un prelievo totale di 1,8 miliardi di euro, a fronte di un’aliquota ipotetica dell’1% sul volume d’affari, mentre con un’aliquota allo 0,5% il gettito calerebbe a 900 milioni. I sistemi economici più colpiti sarebbero quelli della Lombardia (che da sola raccoglie il 32% delle imprese interessate) seguita da Emilia Romagna e Veneto. Il comparto della manifattura industriale (meccanica, chimica, moda, metallurgia) rappresenta il segmento più numeroso, con circa 1.211 imprese coinvolte, pari al 35% del totale. Seguono, a distanza, il settore energia e utilities, con 519 imprese (15%), il comparto delle costruzioni e infrastrutture, con 346 aziende (10%) e il mondo dei servizi finanziari e assicurativi, con altre 346 imprese (10%). Il restante 30% si distribuisce tra commercio e distribuzione, telecomunicazioni, agroalimentare e farmaceutica-biomedicale, tutti settori che contribuiscono significativamente al Pil e all’occupazione qualificata. “La misura – sottolinea il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi – rischia di penalizzare proprio i settori trainanti dell’economia italiana, già esposti a elevata pressione fiscale e rappresenta un serio ostacolo alla competitività delle imprese esportatrici e industriali. L’Italia, che si trova già a fronteggiare una pressione fiscale complessiva elevata (oltre il 43% del Pil), non può permettersi ulteriori oneri sulle sue imprese più grandi e dinamiche. In particolare, quelle che trainano le esportazioni, investono in innovazione e generano occupazione qualificata. La proposta della Commissione europea, così com’è formulata, rischia di gravare proprio su questi attori, alimentando un circolo vizioso di sfiducia e disinvestimento”.

LE IMPRESE VIRTUOSE LE PIÙ TARTASSATE

La nuova tassa, se entrasse in vigore, andrebbe a interessare proprio le intese che hanno fatto maggiori investimenti e sforzi per la crescita dimensionale. Inoltre andrebbe a scoraggiare nuove aggregazioni, necessarie per superare la storica frammentazione del sistema economico italiano. “La prospettiva di recuperare risorse per il bilancio Ue attraverso una tassazione alle imprese che fatturano più di 100 milioni di euro va a colpire proprio le aziende virtuose che in questi anni hanno fatto investimenti per crescere dimensionalmente e strutturarsi per essere più competitive sui mercati internazionali. Se la tassazione, come pare confermato, sarà basata sul fatturato e non sugli utili delle imprese, sarebbe davvero un colpo insostenibile per le nostre cooperative”, è l’allarme lanciato dal presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei. 

Colpire le aziende di maggiori dimensioni, peraltro, avrebbe un impatto rilevante a cascata su tutta la filiera, dato che fanno da traino alle tante piccole e medie imprese che costituiscono il cuore del Made in Italy. “Tra le nostre cooperative ci sono oltre 60 imprese con ricavi superiore a 100 milioni che fatturano complessivamente più di 22 miliardi di euro – continua Drei -. È in gran parte in mano alle filiere cooperative l’export di comparti strategici del nostro agroalimentare, come i formaggi, il vino e l’ortofrutta. Sono cooperativi anche molti marchi storici del made in Italy famosi in tutto il mondo”.

ANCHE L’EUROPARLAMENTO È CONTRARIO

Su tutto l’Mff dovrà iniziare un confronto tra i Paesi membri (che si dovranno esprimere all’unanimità) e poi con il Parlamento europeo. Anche se al momento non c’è una posizione strutturata e ufficiale, da Strasburgo sono giunte critiche e perplessità sulla nuova tassa per le aziende. In particolare è stato sollevato il tema della tassazione per i cosiddetti “giganti del web”, ovvero le multinazionali come Google, Amazon, Facebook che fanno profitti in Italia pagando le imposte altrove. Un tema che non è nuovo, ma che non si è mai concretizzato, anche per la netta contrarietà degli Stati Uniti. Adesso però il clima sta cambiando e anche la Germania, come l’Italia, sta mettendo in cantiere una web tax. Portare il modello in Europa consentirebbe di ottenere un gettito notevole per investire sulla competitività, senza mettere ulteriori pesi su un sistema economico già sovraccarico. 

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