E’ in bilico l’accordo commerciale con i Paesi Mercosur, che Ursula von der Leyen dovrebbe firmare sabato 20 dicembre in Brasile. Sia l’Italia che la Francia hanno detto chiaramente no, chiedendo di rinviare tutto per apportare ulteriori modifiche all’intesa.
Lo stop da Macron e Meloni
La Francia è stato il primo tra i grandi Paesi a uscire allo scoperto. “Non siamo contrari – ha spiegato il ministro francese per gli Affari europei Benjamin Haddad – agli accordi di libero scambio in generale ma dobbiamo essere in grado di garantire di proteggere i nostri mercati interni, di poter proteggere le nostre aziende e i nostri agricoltori dalla concorrenza sleale “.
Sulla stessa linea la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta in Parlamento il 17 dicembre. “L’Italia – ha spiegato – ha sempre guardato con interesse all’intesa tra Ue e Mercosur, ma il governo italiano ha sempre avuto chiaro che l’accordo dovrà essere positivo per tutti i settori, e bisognerà rispondere alle preoccupazioni dei nostri agricoltori. Abbiamo lavorato con la Commissione, ottenuto passi avanti significativi con un meccanismo di salvaguardia e un fondo adeguato di compensazione, e un significativo rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Misure presentate ma non ancora formalizzate. Riteniamo dunque che firmare l’accordo nei prossimi giorni come è stato ipotizzato sia ancora prematuro: per noi è necessario attendere che il pacchetto di misure aggiuntive a tutela del settore agricolo sia perfezionato e allo stesso tempo vada illustrato e discusso con i nostri agricoltori. Ciò – ha precisato – non significa che l’Italia intenda bloccare od opporsi all’accordo nel suo complesso, ma intendiamo approvarlo solo nel momento in cui ci saranno garanzie di reciprocità per il nostro settore agricolo e sono molto fiduciosa che con l’inizio del prossimo anno tutte queste condizioni possano realizzarsi”.
Gli altri che dicono no
Oltre a Francia e Italia al momento sono contrari anche Polonia, Irlanda, Austria, Ungheria e – in parte – la Romania, mentre il Belgio ha annunciato la sua astensione per divergenza di posizioni tra la parte fiamminga, favorevole, e quella vallona, contraria. Questo fa sì che ci sia, allo stato delle cose, una “minoranza di blocco”, ovvero in grado di fermare l’intesa, in mancanza di un accordo.
Da Parlamento Ue ok a clausola salvaguardia
Intanto il 16 il Parlamento europeo ha approvato l’introduzione di una clausola di salvaguardia per evitare che tali importazioni danneggino il settore agricolo europeo. Si tratta del cosiddetto “freno d’emergenza”: secondo il Parlamento, la Commissione dovrebbe avviare un’indagine sulla necessità di attivare queste misure di protezione quando le importazioni di prodotti agricoli sensibili aumentano in media del 5% su un periodo di tre anni (rispetto al 10% annuo previsto nella proposta della Commissione). I deputati chiedono inoltre indagini più rapide affinché le misure di salvaguardia possano essere introdotte più rapidamente. Hanno votato a favore gli eurodeputati di Partito democratico, Forza Italia ed Europa Verde, mentre hanno votato contro le delegazioni di Lega, Movimento 5 Stelle e Sinistra italiana. I rappresentanti di Fratelli d’Italia si sono astenuti. “Il testo sulle salvaguardie non garantisce ancora in modo chiaro ed efficace clausole di reciprocità e di automaticità realmente in grado di tutelare i produttori europei. Facciamo inoltre fatica a comprendere la corsa contro il tempo per approvare un atto fermo da anni, nonostante siamo convinti che un accordo di libero scambio con l’area Mercosur possa rappresentare una buona opportunità per l’Europa”, ha spiegato Francesco Torselli, eurodeputato di FdI-Ecr.





