Dazi del 20% su tutte le merci provenienti dall’Unione europea, del 25% sulle auto. Nella tarda serata del 2 aprile, con uno “show” con tanto di lavagnetta e operai dal Giardino delle rose della Casa Bianca, il presidente americano Donald Trump ha annunciato le tariffe in quello che ha definito il “Liberation Day”. “L’Europa ci deruba, loro sono durissimi, ma ora tocca a noi. Sono così patetici”, ha attaccato il tycoon, secondo cui “in molti casi, gli amici sono peggiori dei nemici in termini di commercio”.
Le reazioni
“I dazi colpiranno milioni di cittadini, le bollette aumenteranno, il prezzo dei farmaci aumenterà. Un colpo per l’economia globale. Ne risentiranno aziende grandi e piccole e le conseguenze saranno disastrose – ha commentato dall’Uzbekistan la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen -. Voglio essere chiara: i dazi non risolveranno le cose. Siamo sempre stati pronti a negoziare, allo stesso tempo siamo pronti a rispondere. L’Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare la tempesta. Siamo in questa situazione insieme. Se colpisci uno di noi, colpisci tutti noi. Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda. La nostra unità è la nostra forza“.
“L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti“, ha commentato a caldo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che all’indomani dell’annuncio ha annullato gli impegni in agenda per lavorare sul dossier. “Faremo tutto quello che possiamo – assicura – per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei“.
“C’è bisogno che l’Ue vada unita a negoziare, perché solo uniti siamo forti ma dall’altra parte dobbiamo sapere reagire ed aprire a nuovi mercati, come il Mercosur e l’India“, la ‘ricetta’ del presidente della Confindustria Emanuele Orsini.
L’impatto per l’Europa e per l’Italia
A causa dei dazi, secondo uno studio Ispi l’Unione europea potrebbe risentire di una riduzione di Pil doppia (-0,4%) rispetto a quella americana (-0,2%). All’interno dell’Europa, quella tedesca è l’economia più esposta (-0,5%), mentre l’Italia si situa intorno alla media Ue. In caso di ritorsione europea, il contraccolpo sulla crescita dell’Europa stessa sarebbe ancora più forte. Sulle auto, colpite da un ulteriore dazio del 25%, l’Europa rischia molto. Sia per l’Italia, sia per l’UE, le esportazioni verso gli Stati Uniti pesano per circa il 3% del PIL. Dal punto di vista settoriale, però, l’Italia è più esposta sui prodotti finiti (19% delle sue esportazioni, contro l’11% europeo) e nell’alimentare (11% contro il 5%). L’impatto dei dazi sarà dunque diverso a seconda dei prodotti che saranno più colpiti. Per l’Italia, le esportazioni di macchinari e veicoli verso gli Stati Uniti valgono quasi 24 miliardi di euro. Di questi, poco meno di un terzo vengono da macchinari industriali (il mercato statunitense rappresenta il 12% del totale) e un sesto dalle automobili. Nell’alimentare, il settore più esposto per l’Italia è quello delle bevande (alcoliche e non alcoliche), con il 25% delle nostre esportazioni dirette verso gli Stati Uniti. Importanti anche i settori dei cereali, dei prodotti caseari e delle uova: insieme il loro valore si avvicina a quello delle bevande, anche se la esposizione media di questi settori verso gli Stati Uniti è dimezzata (13%).
Per l’agroalimentare miliardi di danni
I dazi impatteranno su oltre 2 miliardi di esportazioni italiane dell’agroalimentare, 40 mila imprese e oltre 450 mila lavoratori, secondo la stima di Federvini che esprime “profondo rammarico e forte preoccupazione” per una “scelta che rappresenta un grave passo indietro nei princìpi di libero scambio internazionale e che danneggerà pesantemente l’interscambio transatlantico, con effetti particolarmente dannosi sulla competitività delle imprese del settore agroalimentare”. “Ci siamo già passati – ricorda la presidente di Federvini Micaela Pallini – e sappiamo bene quanto possa costare: in passato queste misure ci hanno portato a perdere fino al 50% delle esportazioni verso gli USA. Ora rischiamo di rivivere quel trauma economico, con ripercussioni pesantissime su tutta la filiera“.
“Occorre fare prevalere il buonsenso ed evitare a tutti i costi un’escalation della guerra commerciale che avrebbe effetti disastrosi sulle economie europee e statunitense, dove i primi ad essere penalizzati sarebbero i cittadini e gli agricoltori di entrambe le sponde dell’Atlantico – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. Occorre lavorare a una soluzione diplomatica che venga portata avanti in sede europea – conclude Prandini – perché solo con una voce unica e forte possiamo davvero tutelare le nostre aziende. E’ comunque evidente che il principio di reciprocità debba restare la base di ogni intesa, poiché solo così sarà possibile tutelare i livelli qualitativi elevati, le regole sanitarie, ambientali e produttive che caratterizzano l’agroalimentare italiano ed europeo“.





