Trump apre spiraglio su dazi, Ue valuta la proposta degli Usa

Un possibile rinvio della scadenza del 9 luglio e una proposta sul tavolo da valutare. Donald Trump sembra tendere una mano all’Europa nella trattativa sui dazi. Lo scorso 26 giugno, mentre il leader europei erano riuniti a Bruxelles per parlare anche della contesa sulle tariffe doganali, il presidente americano ha fatto la sua “mossa”. Prima la sua portavoce Karoline Leavitt ha annunciato che il termine previsto per l’entrata in vigore dei nuovi dazi “forse potrebbe essere prorogato, ma è una decisione che spetta al presidente”. Poi l’amministrazione americana ha inviato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la sua proposta. Questo, insieme alla notizia dell’accordo raggiunto con la Cina, sembra aprire uno spiraglio nella partita per una soluzione positiva. 

“Abbiamo ricevuto l’ultimo documento statunitense per ulteriori negoziati. Lo stiamo valutando e il nostro messaggio è chiaro: siamo pronti per un accordo“, ha commentato la tedesca al termine del Consiglio europeo, aggiungendo che comunque “ci stiamo preparando per l’eventualità che non si raggiunga un accordo non soddisfacente. Difenderemo gli interessi europei secondo necessità, tutte le opzioni sono sul tavolo”. Una “minaccia” che sembra però tattica: nella realtà la maggior parte dei Paesi membri, Italia e Germania in testa, spingono per un accordo.

Se la Francia si è detta non disponibile ad accettare un accordo “asimmetrico”, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha auspicato che si chiuda “rapidamente” un accordo commerciale, anche “sporco” e Giorgia Meloni ha aperto alla possibilità di accettare tariffe del 10%, che “non sarebbero per noi particolarmente impattanti”. Non è un caso che Berlino e Roma si trovino allineate: per le imprese dei due principali Paesi manifatturieri del continente l’incertezza sul futuro ha conseguenze economiche peggiori di quelle che potrebbero derivare dai dazi. 

Meloni e Trump al vertice Nato

Meloni ne ha parlato direttamente con Trump al vertice Nato de l’Aja, dicendo chiaro e tondo che tra alleati non ci si fa la guerra.  “Ho detto a Trump – ha spiegato – che la maggiore forza della nostra alleanza atlantica e una maggiore integrazione tra le nostre economie sono due facce della stessa medaglia, sono due cose che devono camminare insieme”. Dunque la sua linea, condivisa da Merz ma anche dalla Commissione, è che si potrebbe anche accettare una tariffa “flat” del 10%, se consentisse di evita barriere più elevate su settori strategici come automobili, farmaceutica e componenti elettronici.

In cambio l’Europa sarebbe anche disponibile a ridurre i suoi controdazi sulle auto importate dagli Usa e a riconoscere alcuni standard tecnici americani. Inoltre l’Ue chiederebbe delle “compensazioni”. Ad esempio – è la tesi dei consiglieri di Meloni – con accordi transatlantici sull’approvvigionamento di materie prime critiche e lavorando per affrontare il problema comune della sovracapacità produttiva di Paesi Terzi come la Cina, in alcuni settori quali acciaio, alluminio. Su queste basi, è la sensazione che si respira a Bruxelles, l’accordo potrebbe essere trovato. 

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