Trump, l’Europa e la semplificazione mancata: una sfida cruciale per l’export italiano e il Made in Italy

La vittoria di Donald Trump ha scosso l’Europa che teme una guerra dei dazi (annunciata dal tycoon) che avrebbe pesanti conseguenze sulla crescita del Vecchio Continente, da tempo ormai in affanno, con un impatto particolarmente pesante per l’Italia. 

I dati economici dell’Eurozona

Per capire di cosa stiamo parlando, partiamo dalle cifre: le relazioni commerciali tra Ue e Usa valgono circa mille miliardi di euro con la bilancia commerciale che pende a favore dell’Ue (+156 mld). Con queste cifre un dazio universale del 10% potrebbe ridurre tra l’1% e l’1,6% il Pil dell’eurozona. 

La Commissione europea vede per l’Italia un aumento del Pil dello 0,7% nell’anno in corso, mentre il Governo prevede l’1%. Il Pil dell’Italia dovrebbe poi crescere dell’1% nel 2025 (1,1% le precedenti stime), per salire poi dell’1,2% nel 2026. Numeri che, naturalmente, non tengono conto dell’eventuale guerra commerciale che avrebbe riflessi pesanti sulla crescita.

L’export in Usa e Germania

L’Italia risentirebbe dell’incremento dei dazi sia direttamente, nei confronti degli Usa, che indirettamente, per un rallentamento ulteriore della locomotiva tedesca, nostro principale partner commerciale, che già arranca.  A soffrire maggiormente l’agroalimentare, in particolare rispetto agli Usa, e il manifatturiero, strettamente legato alla produzione tedesca. 

Per l’Italia gli Usa sono il secondo mercato di sbocco. Secondo un report di Assocamere estero su fonti US Census e ICE nel 2023 il nostro export verso l’America ha registrato un’ulteriore crescita (+5,4%) per un valore di 72,9 miliardi di dollari. La performance dell’export ha permesso all’Italia di mantenere la sua posizione nella classifica dei paesi fornitori degli Stati Uniti. L’Italia si è quindi attestata come l’undicesimo Paese fornitore degli Stati Uniti, con una quota di mercato del 2,3%. I settori trainanti del nostro export sono stati: meccanica, moda e accessori, chimica e farmaceutica, mezzi di trasporto, agroalimentare e bevande.

Secondi i dati Istat elaborati dalla Camera di Commercio Italo-Germanica la Germania rimane il nostro principale partner economico, sia in termini di export (74,6 miliardi) sia di import (89,7 miliardi), con una partnership complessiva che nel 2023 ha raggiunto il valore di 164,3 miliardi. A livello settoriale, si conferma il ruolo fondamentale dei settori da sempre al centro dei rapporti italo-tedeschi: al primo posto il chimico farmaceutico, con 25,8 miliardi, seguito dall’automotive con 25,76 miliardi, dunque in sostanziale parità; al terzo posto i macchinari con 22,33 miliardi, mentre la siderurgia vale complessivamente 21,27 miliardi.

Un eccesso di regolamentazione

Tema centrale per la competitività europea è quello della semplificazione amministrativa e dell’eccessiva regolamentazione. Questo vale, ad esempio, per le normative sul nutriscore, le etichettature dei vini, il piano smoke free environment per limitare le aree fumatori all’esterno degli edifici, ma anche per le regole in materia di ambiente, in particolare per l’abbandono dei motori endotermici entro il 2035. “Immagino un’Europa che faccia meno e lo faccia meglio”, ha detto più volte la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, auspicando un’Ue basata sul principio di sussidiarietà, cioè che intervenga solo laddove necessario, lasciando la maggior parte delle materie al livello degli Stati. 

Il tema della semplificazione è anche uno di quelli al centro del Rapporto sulla competitività europea redatto da Mario Draghi su richiesta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Per Draghi, tra le altre cose, l’Ue ha un “crescente flusso di regolamentazione” ma senza riuscire ad “analizzare i costi e i benefici” delle nuove leggi. Serve dunque “iniziare a ridurre lo ‘stock’ di regolamentazione” e per questo, secondo l’ex premier, dovrebbe essere nominato un nuovo vicepresidente della Commissione per la semplificazione. Sarebbe quindi necessario, per Draghi, procedere con decisione per la “semplificazione e l’eliminazione delle sovrapposizioni e delle incoerenze lungo l’intera ‘catena legislativa’, dando priorità ai settori economici in cui l’Europa è particolarmente esposta alla concorrenza internazionale”.

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