Dopo anni di stallo, l’Europa accelera sulla definizione di un accordo di libero scambio con l’India. Una mossa decisa per aprire nuove opportunità di business per l’Europa, in vista della probabile guerra commerciale con gli Stati Uniti, ma che non è priva di rischi per i consumatori, le imprese e il Made in Italy.
Un po’ di numeri
L’India è il paese più popoloso e la più grande democrazia al mondo e secondo gli studi diventerà la terza economia in termini di grandezza negli anni 2030. Con l’Ue c’è già una cooperazione aperta in diversi settori, tra cui i cambiamenti climatici, la sicurezza marittima, la digitalizzazione e la salute. L’Ue è il principale partner commerciale e la seconda destinazione delle esportazioni indiane. L’India è il decimo partner commerciale dell’Ue; nel 2021 il commercio con l’India ha rappresentato il 2,1 % degli scambi commerciali complessivi dell’Unione. L’interscambio tra Italia e India (dati Ministero degli Esteri) ha raggiunto, nel 2023, il valore di 14,3 miliardi di euro, facendo registrare un lieve calo del -3,5% rispetto all’anno precedente, dovuto a una riduzione delle importazioni italiane dall’India (9 miliardi di Euro), che sono scese dell’ 8,8%. Sono più di 700 le imprese italiane in India, con un’occupazione stimata di circa 60.000 unità e con un fatturato complessivo di 9,7 miliardi di euro.
Breve storia di una lunga trattativa
Il confronto tra Ue e India per arrivare a un nuovo patto per gli scambi e gli investimenti non è certo una novità. I negoziati iniziarono infatti nel 2007 per fermarsi nel 2013 e riprendere, molto lentamente, nel 2022. Negli ultimi mesi c’era stata una situazione di sostanziale stallo. Il “ciclone” Trump ha però dato una scossa e ha fatto riprendere quota al dossier. Proprio in vista di una guerra commerciale e per diversificare i mercati Ursula von der Leyen, subito dopo la firma dell’intesa con i Paesi Mercosur è volata in India in 28 febbraio (per la terza volta da quando è in carica) per incontrare il premier Narendra Modi. “L’Ue e l’India hanno il potenziale per diventare uno dei partenariati decisivi di questo secolo. L’India – ha sottolineato von der Leyen – può svolgere un ruolo unico come ponte tra il Sud del mondo e il resto del mondo. Tra Indo-Pacifico ed Europa”. L’obiettivo, ha spiegato, è arrivare entro il 2025 alla firma dell’accordo di libero scambio. I primi incontri per mettere nero su bianco l’intesa sono già iniziati a Bruxelles. Parallelamente sarà portato avanti lo sviluppo del corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, detto IMEC: un collegamento ferroviario che velocizzerà il commercio del 40% e che sarà completato da un cavo elettrico, da condotte per il trasporto di idrogeno politico e da un cavo dati ad alta velocità.
I rischi per le imprese e il Made in Italy
Il percorso di avvicinamento tra Europa e India è stato dunque lungo e difficoltoso, anche perché non esente da rischi per le imprese e i cittadini europei. Se è vero infatti che l’intesa aprirebbe un mercato di 1,4 miliardi di persone, dall’altro c’è il problema del rispetto degli standard lavorativi, ambientali e climatici, sull’uguaglianza di genere, sulla biodiversità e sui sistemi agroalimentari sostenibili. La disparità di condizioni attualmente esistente tra Europa e India, potrebbe creare grandi problemi di dumping. Inoltre, in particolare per quel che riguarda i prodotti agroalimentari, c’è un tema particolarmente rilevate di concorrenza sleale e di standard di sicurezza. “Non vorremmo che dall’accordo Ue-India sia sempre il settore agroalimentare a pagarne forti conseguenze negative”, è l’allarme lanciato da Coldiretti e Filiera Italia. “Senza reciprocità si delineerebbe un attacco gravissimo alla sopravvivenza di settori strategici dell’agricoltura italiana, a partire dal riso, fino all’ortofrutta e ai prodotti trasformati del Made in Italy – spiega il presidente di Coldiretti Ettore Prandini -. L’India, infatti, pretende un accesso facilitato al mercato europeo, senza adeguarsi agli standard di sicurezza alimentare, ambientali e sociali che i nostri agricoltori sono obbligati a rispettare”. “Questo – aggiunge l’ad di Filiera Italia Luigi Scordamaglia – significherebbe inondare il mercato di prodotti a basso costo, creando una concorrenza sleale insostenibile per le nostre imprese”.





