È contro il fumo, anche all’aperto, la nuova “crociata” dell’Unione europea. Che se non ha il “vizio” delle sigarette, ha sicuramente quello della regolamentazione nelle materie più disparate, creando non pochi problemi a cittadini e soprattutto imprese.
Le raccomandazioni della Commissione
I ministri della salute europei hanno dato il via libera alle raccomandazioni della Commissione europea sulle nuove restrizioni al consumo di tabacco e aerosol, contrariamente a quanto era stato votato dal Parlamento europeo. Le nuove raccomandazioni della Commissione mirano a coprire un’ampia gamma di prodotti, tra cui “i prodotti del tabacco riscaldati e le sigarette elettroniche, sia contenenti nicotina che prive di nicotina”. Sono inclusi anche “i surrogati del tabacco e qualsiasi altro prodotto che emette fumo e/o aerosol”. Le raccomandazioni fanno parte del Piano dell’Ue per la lotta contro il cancro, che mira a ridurre il consumo di tabacco del 30 per cento entro il 2025 e a ridurre la quota di fumatori nella popolazione dell’Ue ad appena il 5 per cento, con l’obiettivo di raggiungere una “generazione senza tabacco” entro il 2040. “Ogni anno perdiamo circa 700 mila vite a causa del consumo di tabacco. È il più grande rischio sanitario evitabile nell’Ue”, ha dichiarato il commissario per la Salute, Olivér Várhely.
Quali saranno i nuovi divieti
Pur non essendo giuridicamente vincolanti, le linee guida della Commissione forniscono agli Stati membri un quadro di riferimento da seguire nell’ambito degli sforzi per ridurre i tumori legati al consumo di tabacco. Le norme aggiornate estendono gli spazi liberi dal fumo alle aree esterne e semi-esterne, come tetti, verande, terrazze e spazi collegati a strutture di servizio come bar e ristoranti. Altre aree incluse sono le fermate degli autobus, gli aeroporti, le aree esterne comuni nei luoghi di lavoro, gli ospedali e le case di cura. Per proteggere i bambini dal fumo passivo e dal rischio di iniziare a fumare, sono incluse anche aree ricreative come parchi giochi pubblici, parchi divertimento, piscine e zoo. Sono inclusi anche i locali scolastici, dalle strutture per l’infanzia alle università.
Le ripercussioni economiche per l’Italia
Le nuove normative rischiano di avere un impatto profondo anche sull’economia italiana. La filiera del tabacco del nostro Paese è la più importante in Europa, con circa 33 mila tonnellate prodotte pari al 37,5% della produzione complessiva europea. La tabacchicoltura è diffusa oggi in 9 regioni dal nord al sud della penisola, ma il 97% del tabacco viene coltivato in 4 regioni: Campania, Umbria, Veneto e Toscana. Il tabacco rappresenta un prodotto strategico per l’agricoltura e per il Made in Italy. Un mercato che, solo in Italia, vale circa 20 miliardi l’anno e una filiera che dà lavoro a oltre 50 mila addetti nella fasi di coltivazione e trasformazione primaria. In termini economici, nel 2022 sono stati incassati dallo Stato circa 14 miliardi di euro provenienti da questo settore.
In Italia fuma il 20,5% della popolazione: 10,5 milioni di persone, il 25% degli uomini e il 16% delle donne. L’età media dei fumatori è 46,7 anni. Tra i fumatori l’81% consuma sigarette confezionate, il 3,7% utilizza prodotti a tabacco riscaldato e il 2,5% le sigarette elettroniche
I precedenti
Le nuove regole contro il fumo sono solo l’ultimo capitolo della tendenza europea a normare ambiti che toccano da vicino la vita dei cittadini e delle imprese. Ha fatto molto discutere, ad esempio, la cosiddetta norma sulle “case green”, secondo la quale tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030, con costi molto rilevanti a carico dei proprietari. Inoltre, i nuovi edifici occupati o di proprietà delle autorità pubbliche dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028.
Altro intervento rilevante (e contestato dall’Italia) è quello sugli imballaggi che comprendono obiettivi di riduzione degli imballaggi (del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040) e impongono ai Paesi Ue di ridurre in particolare i rifiuti di imballaggio in plastica. In pratica finiscono fuori legge gli imballaggi monouso, stravolgendo il mercato del packaging, di cui l’Italia è leader. Anche la direttiva sull’etichettatura dei prodotti alimentari ha obbligato molte piccole imprese a sostenere costi aggiuntivi per conformarsi a standard sempre più stringenti.





