Italia leader del vino, numeri e tendenze del settore a Vinitaly

L’Italia è il primo produttore italiano di vino, un prodotto alimentare italiano su cinque che varca i confini nazionali è vino. La “fotografia” del settore italiano è stata fatta da Sace, in occasione del Vinitaly che ha riunito a Verona oltre mille top buyer selezionati. Tra i principali Paesi presenti (130 in tutto) spiccano la delegazione nordamericana (Usa e Canada), i Paesi asiatici (Cina in testa ma anche Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Malesia e Filippine) l’area del Sudamerica anche se l’Africa è in forte crescita.

Quello vitivinicolo, ha detto la premier Giorgia Meloni visitando la fiera, “è un settore che continua a darci enormi soddisfazioni con i suoi 14 miliardi all’anno di fatturato, in continua crescita anche nell’export. Nel vino siamo primi produttori, primi esportatori per quantità, secondi esportatori al mondo per valore ed è un settore che anche lo scorso anno, nonostante i dazi, ha continuato a crescere. Chiaramente è un settore che oggi ha bisogno di essere sostenuto, a maggior ragione in questa situazione molto complessa“.

Le cifre del settore

L’Italia – dice il rapporto Sace l’Export Credit Agency partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze – guida la produzione di vino mondiale: 47,3 milioni di ettolitri nel 2025: il nostro Paese si pone davanti a Francia e Spagna (rispettivamente 35,9 e 29,4 milioni di ettolitri), seguono Stati Uniti, Australia e Argentina. L’intera Europa è responsabile del 60% della produzione mondiale.

La quota di mercato del vino italiano è cresciuta dal 20,1% del 2020 all’attuale 22%, anche se il 2025 non è stata una “buona annata”: l’export di vini, infatti, si è contratto del 3,7% raggiungendo i 7,8 miliardi di euro. Questo anche perché il consumo di vino negli ultimi due anni è diminuito in media dello 0,7%. Notizie positive arrivano dai consumi futuri di vino, attesi crescere in media dello 0,7% nei prossimi tre anni. Stati Uniti, Germania e Regno Unito, primi tre mercati di destinazione, rappresentano quasi il 50% dell’export italiano di vini. Il Veneto con 2,9 miliardi di euro si conferma saldamente al vertice delle regioni italiane, più che raddoppiando il valore esportato dalla Toscana e dal Piemonte (1,2 miliardi).

Obiettivo 10 miliardi di export

Il mercato globale del vino è stimato avere un valore di circa 360 miliardi di dollari nel 2025 per espandersi ulteriormente fino a 440 miliardi di dollari entro il 2031, con un tasso di crescita medio annuo del 3,37%. In questo trend, l’obiettivo italiano è raggiungere i dieci miliardi di euro di export, contro i quasi otto attuali.

“Stiamo puntando su nuovi potenziali mercati come Mercosur, India, Sud Est Asiatico e Australia e per il 2026 abbiamo programmato ben 61 iniziative promozionali in 24 mercati prioritari, dai Balcani alla Cina“. L’obiettivo è ambizioso ma raggiungibile, ha detto il presidente di ICE MAtteo Zoppas. “Cruciale – ha aggiunto – per il settore resta il consolidamento in USA, dove l’Italia mantiene saldamente la sua posizione, nonostante i dazi e la debolezza del cambio euro dollaro“.

Le tendenze: vini di lusso e low alcol

Per i prossimi anni cresceranno i vini Premium e del segmento Luxury, che compenseranno almeno in parte la discesa dei vini di fascia medio-bassa. A dirlo sono le stime dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini Uiv presentate in fiera. Secondo Uiv i vini Premium, ovvero quelli che escono dalla cantina a minimo di 8 euro e che arrivano a seconda dei mercati tra i 25 e i 50 euro, cresceranno di circa l’1% da qui al 2029. Una crescita che sale però a +3,5% per i prodotti made in Italy e che potrebbe riservare per l’Italia sorprese ancor più positive se ci si concentrasse su alcune aree considerato maggiormente strategiche. Dodici i Paesi a maggior tasso di crescita potenziale: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India a cui si aggiungono le 2 “fuori quota”, e top buyer extra-Ue, Stati Uniti e Regno Unito.

Anche i vini a bassa gradazione alcolica possono aprire rilevanti opportunità per il Made in Italy. I vini low alcol permetterebbero infatti di intercettare l’evoluzione dei costumi, sempre più orientati verso modelli di consumo moderato e attento alla salute. “Oggi – il presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative, Luca Rigotti – è possibile riuscire a ridurre il grado alcolico in maniera naturale, partendo dal vigneto. In questa maniera si ottengono con una gradazione totale sotto i 9 gradi, ma equilibrati sul fronte dell’armonia e dell’equilibrio gustativo”. Serve però chiarezza, ha precisato, rispetto ad altri prodotti come i dealcolati.

Criticità e richieste

Il settore vitivinicolo deve affrontare numerose criticità. Tra queste, l’aumento dei costi dell’energia, dei fertilizzanti come di altri prodotti necessari alla filiera (ad esempio il vetro) rappresenta una delle principali sfide per le imprese, a cui si aggiungono le incognite legate alle tariffe dei mercati di destinazione, su tutti quello americano. I cambiamenti climatici incidono, inoltre, in modo crescente sulla produzione, rendendo più difficile la pianificazione e aumentando i rischi. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dall’accesso al credito, soprattutto per le Pmi.

Le richieste dei produttori sono state esposte, al Vinitaly, al commissario Ue all’Agricoltura Christophe Hansen. Occorre, spiega il presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) Cristiano Fini garantire un’attuazione rapida ed efficace del Pacchetto Vino, con tempi certi e modalità condivise. Semplificazioni, un sistema di etichettature più chiaro per i consumatori, campagne dedicate, apertura di nuovi mercati e sostegno all’enoturismo sono le altre richieste.

Enoturismo e turismo enogastronomico

Proprio l’enoturismo è una delle chiavi per far crescere ulteriormente il settore, insieme al turismo enogastronomico. Nel 2025 il 59,8% delle Cantine del Movimento turismo del vino (Mtv) ha registrato un aumento dei visitatori. La ricerca “Enoturismo in Italia, il valore della prossimità” conferma un comparto in crescita, soprattutto nel Centro e nel Sud, dove oltre un terzo delle Cantine supera i duemila visitatori annui. Accanto all’incremento dei flussi emerge anche una presenza straniera rilevante: per circa il 30% del campione i turisti esteri rappresentano quasi la metà del totale dei visitatori. E il potenziale è molto ampio: nel 2025 l’Italia ha accolto circa 104 milioni di viaggiatori stranieri, ma meno del 10% di questi ha visitato un’azienda vitivinicola. A frenare lo sviluppo dell’enoturismo sono piuttosto la difficoltà di raggiungere le Cantine, il costo dei trasferimenti, la debolezza delle connessioni con il sistema turistico locale e una comunicazione digitale ancora parziale.

Problematiche di cui ha preso buona nota il neo ministro del turismo Gianmarco Mazzi, intervenuto a Vinitaly. “L’enoturismo – ha detto – è quasi un turismo del benessere e io intendo puntare sull’enoturismo. Oggi vale 3 miliardi di euro, ma è in continua crescita. Ho parlato con gli imprenditori della Napa Valley in California e io dico loro venite a trovarmi al Ministero, insegnatemi questo modello e io, per quanto possibile, cercherò di applicarlo in Italia“.

Altra risorsa è quella del turismo enogastronomico. “A dicembre – ha ricordato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – abbiamo raggiunto un grande risultato: la Cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio dell’Unesco al termine di un percorso avviato proprio a Vinitaly tre anni fa. Un riconoscimento che tutela non solo l’arte di cucinare le eccellenze dei territori, ma anche i valori della convivialità e dello stare insieme. La cucina italiana non sarebbe ciò che è senza il vino“.

Vino e parità di genere

Buone notizie arrivano sul fronte dei diritti. Secondo un’indagine Crea, il divario di genere in agricoltura esiste ancora, ma in viticoltura sembra essersi ridotto. In questo settore, infatti, le imprese guidate da donne non solo si avvicinano sempre più a quelle maschili per struttura e opportunità, ma arrivano anche a registrare redditi medi superiori del 5% nel triennio 2021-23 rispetto a quelle gestite da uomini. Inoltre, si caratterizzano per una innovazione spesso meno visibile, ma profondamente incisiva: organizzativa, gestionale, relazionale, che attraversa tutta l’azienda e che contribuisce a rendere le imprese più solide e resilienti nel tempo.

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