E’ arrivato l’atteso via libera per la produzione effettiva in Italia del vino dealcolato. Negli ultimi giorni del 2025, infatti, è stato firmato il decreto interministeriale (tra Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero dell’Agricoltura) in materia di regime fiscale per le accise, il tassello che mancava per far decollare le attività. Il decreto, spiega il Ministero dell’Agricoltura, introduce specifiche definizioni distinguendo i soggetti a seconda delle quantità prodotte (superiori o inferiori ai 1.000 ettolitri annui). E regola “il rilascio del titolo autorizzatorio per la produzione e conservazione del prodotto, contempla adempimenti amministrativi e regole di circolazione del prodotto stesso e limita ogni attività accessoria supplementare rispetto alla produzione del prodotto dealcolato”.
Un mercato di nicchia ma in forte crescita
Al momento quello dei vini no e low alcol è un mercato fortemente di nicchia in Italia: nel 2024 il mercato del vino 0.0% italiano ha superato i 55 milioni di euro, con una crescita del 39% rispetto all’anno precedente. A livello mondiale, secondo i dati di Venditalia, vale già 2,4 miliardi di dollari, ed è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi di dollari nel 2028. Secondo una stima basata sui dati Grand View Research, il valore del mercato europeo del vino dealcolato ha raggiunto i 960 milioni di euro nel 2024, con prospettive in ulteriore espansione. In particolare per l’Italia (che parte un po’ in ritardo rispetto a un competitor come la Francia) grandi potenzialità sono date dall’export, in particolare verso i paesi di religione musulmana.
Cos’è e come si produce il vino dealcolato
Innanzitutto occorre distinguere tra vini no o low alcol. Come spiega Altroconsumo, il vino è dealcolato se il grado alcolico del prodotto non è superiore a 0,5% vol. e parzialmente dealcolato se il grado alcolico del prodotto è superiore a 0,5% vol. e inferiore a 9% vol. Fanno eccezione i vini frizzanti e alcuni tipi di spumanti, per i quali la dicitura è ammessa, rispettivamente, se il grado alcolico è compreso tra 0,5 e 7 % vol. e 0,5 e 6 % vol. In Europa il vino analcolico può essere prodotto dal 2021.
Per ottenere il prodotto si parte sempre dal vino da cui l’alcol può essere rimosso in due modi. Uno è la parziale evaporazione sottovuoto: il vuoto riduce la temperatura di evaporazione dell’etanolo da circa 78 °C fino a pressappoco 20°C. Il vantaggio è che si riesce a eliminare l’alcol mantenendo in gran parte inalterate le proprietà del vino e senza rimuovere l’acqua. Altrimenti un’altra tecnica sfrutta l’uso di membrane selettive. Tra le più utilizzate c’è l’osmosi inversa: il vino viene spinto attraverso una membrana dotata di fori molto piccoli che lasciano passare solo alcune sostanze. L’etanolo, insieme ad acqua e piccole molecole passa attraverso il filtro e viene separato.
La soddisfazione dei produttori
“Una bella notizia di fine anno dopo un 2025 travagliato per il settore sul fronte del mercato – commenta il segretario generale dell’Unione italiana vini Paolo Castelletti. Sono sempre di più le imprese italiane pronte a investire sulla categoria dei dealcolati, e questo provvedimento rappresenta una svolta per operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei. Auspichiamo il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare con riferimento all’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie”.
“Questo quadro chiaro consente agli operatori di pianificare con maggiore sicurezza lo sviluppo di prodotti innovativi, mantenendo al contempo la qualità e l’identità della nostra produzione vitivinicola. È importante che il mercato dei vini dealcolati cresca senza snaturare la nostra tradizione: innovazione e qualità possono convivere, offrendo nuove opportunità senza sostituire i vini che hanno contribuito a costruire la reputazione enogastronomica dell’Italia nel mondo”, conclude Gabriele Castelli, direttore generale di Federvini.





