La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato di voler anticipare entro la fine del 2025 la revisione del regolamento che impone lo stop alla vendita di nuove auto a motore termico dal 2035.
La decisione, comunicata in una lettera ai leader europei in vista del vertice di giovedì, arriva dopo l’ultimo “dialogo strategico” con il settore automotive.
Un’accelerazione che desta preoccupazione in Italia, dove la filiera dell’auto — fortemente legata alla meccanica e alla componentistica — rischia di subire nuove pressioni occupazionali e produttive in un momento di forte instabilità economica.
Von der Leyen: “Tasse sull’elettricità troppo alte in Europa”
Nella stessa comunicazione, von der Leyen ha ammesso che l’Unione europea sta affrontando un problema strutturale nei costi dell’energia elettrica, che penalizza tanto le imprese quanto le famiglie.
«L’elettricità è colpita in modo sproporzionato, con tasse per l’industria 15 volte superiori a quelle per il gas e per le famiglie 5 volte superiori», scrive la presidente della Commissione.
Una disparità che mette in luce la contraddizione del modello europeo: da un lato Bruxelles chiede una rapida elettrificazione dei trasporti e della produzione, dall’altro mantiene un sistema fiscale che scoraggia l’uso dell’elettricità e rende la transizione green più costosa.
Il paradosso energetico europeo
Secondo von der Leyen, «l’elettrificazione dovrebbe essere al centro della nostra competitività, della sicurezza energetica e degli obiettivi climatici».
Ma i numeri raccontano altro: tasse e oneri sull’elettricità sono cresciuti in tutta Europa nel 2024, con aumenti significativi anche in Italia, dove le imprese pagano già bollette tra le più care del continente.
Una situazione che rischia di azzerare i benefici ambientali e di colpire le economie più manifatturiere, come quella italiana, fondata su produzioni energivore e ad alta specializzazione.
Un rischio concreto per il Made in Italy
Per il Made in Italy industriale, la doppia spinta tra stop ai motori termici ed energia più cara si traduce in un potenziale freno alla competitività.
Molte aziende, specialmente nel settore meccanico e nella componentistica auto, chiedono tempi più realistici e misure compensative per affrontare la transizione elettrica.
Senza correttivi, l’Italia rischia di pagare più degli altri Paesi europei il prezzo delle politiche climatiche, con ricadute su produzione, export e occupazione.





