Michele Zanardo torna presidente del Comitato nazionale vini Dop e Igp. A sceglierlo – per i prossimi tre anni – il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che ha firmato il decreto di nomina dei componenti del Comitato, che si occupa di tutelare e valorizzare i vini Dop e Igp, oltre a esaminare le richieste di protezione e modifica dei disciplinari di produzione.
Chi è Michele Zanardo
Classe 1977, trevigiano, laureato in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche all’Università di Padova, tra i massimi esperti al mondo di viticoltura ed enologia, Zanardo era già stato presidente dal 2018 al 2021. Attualmente era vicepresidente del direttivo del Comitato uscente. “Rafforziamo ulteriormente il settore vitivinicolo, lavorando sui disciplinari di produzione, essenziali per garantire qualità ed eccellenza sui mercati internazionali – commenta Lollobrigida -. Continuiamo a investire sulle straordinarie potenzialità dei nostri vini, ambasciatori del patrimonio agroalimentare italiano, che si distinguono per innovazione e identità, riconosciute e apprezzate in Europa e nel mondo”.
Quanti sono e quanto valgono i prodotti Dop e Igp
Con un totale di 856 cibi e vini certificati, è il Paese numero uno in Europa per prodotti Dop e Igp STG, a cui si aggiungono 35 Bevande Spiritose IG, per un totale di 891 Indicazioni Geografiche. A livello economico, secondo le ultime stime dell’Osservatorio Ismea-Qualivita, il settore del cibo e vino Dop-Igp in Italia vale 20,19 miliardi di euro mentre il settore delle Bevande Spiritose IG, secondo le ultime stime della Commissione Ue, vale 151 milioni di euro, per un valore complessivo del settore delle Indicazioni Geografiche pari a 20,34 miliardi di euro. Nel 2023 l’export ha raggiunto un valore di 6,89 miliardi di euro, con una leggera flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questo dato rappresenta un incremento del 66% rispetto al 2013, evidenziando una ripresa significativa dopo il periodo di crisi legato alla pandemia.
Le sfide per il settore
Qualità, protezione dei marchi e online sono le sfide che riguardano il settore. Sulla prima l’Italia ha pochi rivali. Sul secondo la questione è duplice. Da un lato la difesa in sede europea dell’originalità (si ricordi il caso del “prosek” croato) dall’altro c’è il contrasto alla contraffazione e all’Italian sounding, ovvero quei prodotti che richiamano l’Italia (vedi il “parmesan”). Su questo a livello europeo il nuovo regolamento approvato nel febbraio scorso integra in un testo unico gran parte delle norme Ue preesistenti in materia di tutela di indicazioni geografiche Igp e di denominazioni di origine per prodotti agroalimentari, vini e superalcolici; introduce inoltre notevoli miglioramenti al sistema europeo di tutela delle IGP e DOP, anche online. A livello nazionale, la legge sul Made in Italy, di recente approvazione, prevede, tra le altre cose, la certificazione di qualità per la ristorazione italiana all’estero e l’introduzione di un contrassegno ufficiale per i prodotti autenticamente italiani. Il testo mette in campo anche strumenti più efficaci per contrastare i falsi e l’Italian sounding.
Da un punto di vista imprenditoriale, un territorio da sfruttare meglio è quello dell’online. Secondo il Rapporto e-food DOP IGP Italia realizzato da Origin Italia in collaborazione con Fondazione Qualivita sul web sono oltre 7.400 le referenze Dop e Igp di cui oltre 4.000 a Denominazione di Origine Protetta e oltre 3.400 a Indicazioni Geografica Protetta, con significative differenze tra le diverse categorie di prodotto. Numeri che segnalano un ampio margine di crescita per le attività dei Consorzi di tutela sia in termini di azioni promozionali sia nella creazione di canali di vendita e-commerce ufficiali per le aziende associate che al momento sono riscontrabili solo in due casi. Sono pochi, nel totale, i produttori Dop e Igp che utilizzano la vendita online e tra di loro sono numerosi quelli in cui le vetrine dei prodotti risultano incomplete rendendo difficile per i consumatori valutare un acquisto di qualità. Un secondo aspetto critico riguarda l’errato o il mancato utilizzo di acronimi, marchi e segni distintivi della Indicazioni Geografiche da parte, molto spesso, delle aziende aderenti al Marketplace o delle piattaforme digitali responsabili della fase di commercializzazione al pubblico.





